Mondo formazione

Imprenditorialità: un nuovo approccio allo smart working

In Italia sono ormai 305.000 i cosiddetti smart workers, cioè i lavoratori dipendenti che possono scegliere in modo flessibile le proprie modalità di lavoro, in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati (Osservatorio smart working 2017).

Oltre la metà delle grandi imprese in Italia ha già (o sta per lanciare) iniziative più o meno strutturate di Smart Working. Il 36% dichiara progetti strutturati, mentre appena il 9% vede il lavoro agile come ripensamento complessivo dell’organizzazione del lavoro, con lo sviluppo di nuovi strumenti e la diffusione di modelli manageriali basati su autonomia, responsabilizzazione e risultati.

Nelle PMI lo smart working è ancora un fenomeno emergente: il 7% dichiara di avere iniziative strutturate, mentre Il 15% lavora di fatto informalmente in questo modo. Il 40% invece non è interessato allo smart working, soprattutto le aziende che ne vedono un'applicabilità limitata nella loro realtà.

I numeri del fenomeno sono significativi così come i risultati: le imprese che hanno adottato progetti di smart working hanno migliorato la propria performance, produttività, competitività e i servizi erogati (Work-life balance and flexible working arrangements in the European Union, Eurofound di Dublino).

Insomma, fino a qui tutto bene. Lavoratori felici e business in crescita. Ma è davvero così semplice?

 

Lo smart working è sicuramente un modo di lavorare potenzialmente molto produttivo ed efficace ma, come spesso avviene, non è tutto oro quello che luccica e per questo bisogna prestare attenzione ad alcuni elementi, senza farsi trascinare da quella che sembra essere la moda del momento. Per molti, infatti, dietro il concetto di smart working si nasconde spesso solo la semplice esigenza di ridurre il costo degli uffici e aumentare la produttività dei lavoratori e quindi il profitto. Se vogliamo passare a un lavoro che sia davvero smart, è necessario un vero e proprio cambiamento culturale a livello sistemico. Un cambiamento consapevole e responsabile.

Operare in smart working non corrisponde quindi a un mero svolgimento di attività da remoto, né consiste solo nel lavorare per una giornata da casa. Fare sul serio smart working significa invece agire a livello di sistema, ripensare l’organizzazione del lavoro ed estendere a tutti i lavoratori flessibilità, autonomia e responsabilizzazione.

 

Come afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart Working: “Un progetto efficace di smart working deve porre le radici per lo sviluppo di un nuovo modello organizzativo. Perché questo sia possibile occorre agire su tre elementi: l’allineamento strategico rispetto alle priorità aziendali e agli obiettivi delle persone coinvolte, uno stile di leadership che preveda coinvolgimento dei collaboratori nel processo decisionale e delega ai collaboratori, comportamenti delle persone caratterizzati da proattività e intelligenza collaborativa”.

Diventano allora cruciali temi quali la fiducia e il senso di responsabilità. Fiducia da parte del capo, responsabilità da parte del collaboratore. Ricordando ovviamente che il responsabile è a sua volta un collaboratore rispetto a un ulteriore capo, quindi nessuno è esente dall’essere responsabile a prescindere dalle gerarchie.

 

Responsabilità significa saper rispondere delle proprie azioni di fronte al resto dell’organizzazione. Questo tipo di condotta è cruciale per il lavoro smart: l’autonomia decisionale e organizzativa che le nuove modalità di lavoro implicano si basa infatti su una forte dose di propositività leggibile in chiave di imprenditorialità personale. Non è necessario essere i “padroni” dell’azienda per comportarsi come tali si può comunque mettere in ogni scelta e azione quel qualcosa in più che arricchisce quanto sarebbe invece solo “execution”.

Sulla base di queste premesse, Execo ha sviluppato “Imprenditorialità”, un percorso formativo che lavora sull’engagement reale delle persone in azienda, per supportarle in un nuovo approccio al lavoro che sia progressivamente sempre più proattivo e partecipe.

Cambio di mindset, proattività, orientamento al risultato, creazione di valore: sono queste le parole chiave di questo percorso, che lo rendono quindi adatto ad accompagnare le aziende e le loro persone nel passaggio allo smart working. Ma non solo. Imprenditorialità risulta infatti molto utile ed efficace in tutti i processi che implicano un cambiamento nel modo di vivere, concepire e organizzare il lavoro, a livello individuale e aziendale.

 

Desideria Antonelli è responsabile Progetti formativi di Execo, società di formazione, consulenza e selezione

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