Mondo Formazione

A volte serve fare un passo indietro per farne uno in avanti



Viviamo l’epoca della velocità, delle evoluzioni fulminee e delle innovazioni che cambiano il modo in cui intendevamo le cose fino al giorno prima. In un mondo del genere è molto facile che la velocità produca uno dei suoi più tossici effetti collaterali: la superficialità.
Lauree brevi, corsi iper-concentrati e libri dai contenuti sempre più ridotti sono piccoli esempi di come tale tossicità abbia trovato espressione anche nel modo in cui si affronta la formazione. È un fenomeno che si osserva molto bene nel mondo dell’analisi e dello studio dei bilanci; sempre più persone ritengono di aver appreso le tecniche necessarie ma, alla prova dei fatti, scoprono di non possedere le irrinunciabili basi per comprendere il meccanismo che governa tutti i processi contabili e bilancistici: ovvero i concetti relativi alla partita doppia.
Cosa ne deriva? Ne risultano analisi poco approfondite, non vengono colti i meccanismi di causa-effetto e soprattutto ne consegue la mancata comprensione delle potenziali sofisticazioni che possono viziare il bilancio che si va ad esaminare.
A parere di chi scrive, occorre riscoprire la necessità di dotare la necessaria velocità del dovuto grado di approfondimento. In questo articolo affronteremo il tema della genesi della partita doppia per scoprire come fare un passo indietro possa farci fare un grande passo avanti.
Se si chiedesse a qualcuno, completamente digiuno di nozioni contabili, come imposterebbe la propria contabilità personale o il proprio bilancio familiare, normalmente risponderebbe che predisporrebbe un mero elenco di entrate e uscite. Di fatto si tratterebbe di una contabilità fatta per “cassa”; un fatto esiste solo se crea un’entrata o un’uscita. Chiediamoci però cosa accadrebbe ove prestassimo del denaro a un amico e dovessimo poi ricordarci di riaverlo. L’uscita troverebbe collocazione nel nostro sistema di cassa ma dove collocare il credito verso il nostro amico? Potremmo creare una scheda a parte, segnarci il credito “sotto la riga” del risultato di cassa ma, quando i crediti e i debiti dovessero cominciare a essere numerosi, perderemmo sicuramente di vista la situazione d’insieme.
Il sistema della partita doppia è nato proprio per evitare tale confusione tramite un semplicissimo accorgimento: anticipare la registrazione contabile non al momento della manifestazione di cassa, bensì al mero verificarsi di un “fatto”. Proviamo a entrare nel mondo aziendale: vendere merci e attendere il pagamento dal cliente in termini monetari non muove nulla ma in effetti un fatto importante è successo: si è giuridicamente perfezionata una vendita. Come censire tale fatto anche se la liquidità non è ancora stata interessata? La risposta è stata quella di generare una doppia registrazione al fine di poter avere contezza in ogni momento di quanto i terzi ci devono dare e quanto i terzi devono avere. Si pensi alla scrittura di una vendita (tralasciamo l’IVA per semplicità!):
“Credito Verso Cliente” (in dare) – a – “Vendita Merci” (in avere) 1.000.
Come si legge? Il cliente deve avere 1.000 di merce e deve dare 1.000 per i quali dopo l’acquisto ora è a credito.
Come gestire quindi ora la vecchia cassa in partita doppia? Anch’essa diviene un soggetto cui i terzi devono dare o dal quale i terzi devono avere.

Il sistema si è poi affinato molto per giungere alla separazione fra sistema del reddito e del patrimonio (i nostri conto economico e stato patrimoniale) che si basano sul principio della competenza (si registrano i movimenti a prescindere dalla loro manifestazione finanziaria) e che insieme costituiscono l’ossatura del bilancio di esercizio. Si tratta di un sistema che si è molto evoluto: a tutt’oggi si contabilizzano elementi molto complessi come i derivati o come il costo ammortizzato di un finanziamento; un sistema così complesso che rende difficile capire come si è mossa la liquidità durante l’esercizio e se la società è in grado di produrre un cash flow sufficiente per onorare il servizio del debito.
La necessità di comprendere i movimenti finanziari ha portato alla recente riforma che introduce l’obbligo della redazione del rendiconto finanziario (per chi redige il bilancio in forma ordinaria) che mostra entrate e uscite effettive di mezzi finanziari.
Fa sorridere vero? Siamo partiti dalla cassa per tornare dopo 500 anni ancora alla cassa (proprio nel 2017 cade il cinquecentenario della morte di Fra’ Luca Pacioli, ritenuto l’ideatore della partita doppia). Tuttavia ci si torna con strumenti più evoluti di controllo che si basano però su un sistema poco cambiato in 5 secoli: ecco perché per andare avanti a volte è bene fare un passo indietro!

Di questi temi parleremo venerdì 20 ottobre, dalle 18,30 alle 20,30, presso L’Open Milano di Viale Montenero 6, in occasione della presentazione del nuovo libro “In Dare o in Avere? Ciò che serve ai manager per capire la contabilità e il bilancio”, di Michele Moglia e Ivan Fogliata, edito da Mind Edizioni.


Per informazioni: http://www.infinance.it/workshop/in-dare-o-in-avere/

Ivan Fogliata è executive Partner di inFinance, società specializzata nella Finanza aziendale e nel Controllo di gestione, le cui attività principali sono la formazione, la consulenza e la divulgazione di contenuti. www.infinance.it

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