Executive education: formarsi per… sapersi trasformare

Maria Rita Fiasco, direttore di Executive Development Programme ISTUD Business School

“Sappiamo chi noi siamo, ma non sappiamo cosa potremmo essere” ("Amleto", Atto IV - scena V)

Viviamo un’epoca di cambiamento dirompente, di fenomeni nuovi e inediti e soprattutto caratterizzata da una forte accelerazione. Il futuro è un’invenzione continua e come sarà il mercato nei prossimi anni è imprevedibile, ma su una cosa tutti gli analisti concordano: sarà sempre più connesso e sarà sempre più digitale. 

Non sono però le innovazioni tecnologiche da sole a generare un fenomeno così imponente di trasformazione dell’economia: un ruolo determinante è giocato dal loro rapido assorbimento nelle abitudini e negli stili di vita, con una velocità di penetrazione sino a pochi anni fa impensabile e su una scala globale sorprendente.

Siamo nel pieno di quella che viene definita la quarta rivoluzione industriale; ai fattori classici della produzione – terra, capitale, lavoro – se ne è aggiunto un quarto: il digitale, dove agiscono informazioni e relazioni e dove si crea un mondo di nuovi significati.

Nella nostra “seamless life”, stili di vita e di lavoro, punti di contatto e accesso alla conoscenza stanno profondamente cambiando, sono anzi già profondamente cambiati: per le organizzazioni e i manager in questa nostra contemporaneità è necessario acquisire un “digital state of mind”, sviluppare una nuova mentalità e competenze per immaginare e progettare business model diversi, nuovi modi di interagire con il mercato, nuove modalità per operare nell’azienda e nell’ecosistema allargato.

Mai come oggi si parla della necessità, dell’impellenza di aggiornare e sviluppare le competenze dei manager e di dar vita a una nuova leva di leader: occorre saper liberare le energie e la creatività delle persone per agire subito su cosa è possibile fare oggi e mettere le basi su che cosa fare domani, in termini di prospettiva, di possibilità, di capacità. 

Tra novità sociali e culturali, nuovi fattori della produzione, nuovi mestieri e modelli organizzativi, la sfida è quella delle competenze chiave dei manager. È una grande sfida per la formazione manageriale, la cui missione fondamentale è quella di aiutare le persone ad affrontare il cambiamento in atto mettendo in gioco alcune leve prioritarie: innanzitutto la collaborazione e il networking, come incentivare l’innovazione collaborativa, come fare a sviluppare e consolidare la fiducia tra reti e gruppi di lavoro, come alimentare il proprio continuo apprendimento, cosa fare per diffondere e far crescere una vera e propria cultura dell’innovazione. Il tutto nel nuovo contesto digitale. 

Il manager di questa nostra contemporaneità vive la pressione del cambiamento e dei tempi del business, è stretto tra performance, azione diretta e gestione complessa e delicata delle relazioni (collaboratori, variabili generazionali dentro e fuori l’azienda, stakeholder e shareholder, sostenibilità economica, sociale e ambientale).

In questo mondo volatile, incerto, complesso e ambivalente, all’executive education spetta certamente il compito di arricchire la “cassetta degli attrezzi”, ma soprattutto l’obiettivo è dare slancio alle risorse intellettuali e al capitale di pensiero che ogni manager possiede e deve coltivare: non ci può essere creatività senza un pensiero critico e originale. Per innovare occorre generare una cultura della non conformità; per superare le criticità dell’oggi, serve un approccio all’intrapreneurship capace di andare oltre le prime evidenze, leggere ciò che si intravede di un futuro che incalza sempre più da vicino e che è il luogo dove trascorreremo i nostri prossimi anni e dove le aziende cresceranno oppure no.

Su questi capisaldi da quasi mezzo secolo Istud studia, progetta e fa formazione manageriale con una visione ampia e internazionale, testimoniata anche dal progetto comunitario Lead 3.0, una knowledge alliance tra nove partner di sette Paesi, tra cui due prestigiose corporate universities internazionali. L’attenzione all’aggiornamento di contenuti e metodi e la cura della “learning community” sono i pilastri di questa progettualità, che integra esperienze d’aula e percorsi individuali blended. 

Così il momento formativo diventa un’esperienza tracciante che favorisce la crescita e la piena espressione della potenzialità dei manager, dove sono fondamentali la contaminazione tra contributi e diversi punti di vista, la riflessione critica e “out of the box”, l’acquisizione di metodologie e modelli di riferimento per un pensiero innovativo e sempre attuale, da coltivare oltre l’aula per incidere sulla realtà  e guidare verso un futuro che mai come oggi si presenta carico di opportunità e creatività.

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