Executive education: formarsi per… sapersi trasformare

28 Novembre 2016

Maria Rita Fiasco, direttore di Executive Development Programme ISTUD Business School

“Sappiamo chi noi siamo, ma non sappiamo cosa potremmo essere” ("Amleto", Atto IV - scena V)

Viviamo un’epoca di cambiamento dirompente, di fenomeni nuovi e inediti e soprattutto caratterizzata da una forte accelerazione. Il futuro è un’invenzione continua e come sarà il mercato nei prossimi anni è imprevedibile, ma su una cosa tutti gli analisti concordano: sarà sempre più connesso e sarà sempre più digitale. 

Non sono però le innovazioni tecnologiche da sole a generare un fenomeno così imponente di trasformazione dell’economia: un ruolo determinante è giocato dal loro rapido assorbimento nelle abitudini e negli stili di vita, con una velocità di penetrazione sino a pochi anni fa impensabile e su una scala globale sorprendente.

Siamo nel pieno di quella che viene definita la quarta rivoluzione industriale; ai fattori classici della produzione – terra, capitale, lavoro – se ne è aggiunto un quarto: il digitale, dove agiscono informazioni e relazioni e dove si crea un mondo di nuovi significati.

Nella nostra “seamless life”, stili di vita e di lavoro, punti di contatto e accesso alla conoscenza stanno profondamente cambiando, sono anzi già profondamente cambiati: per le organizzazioni e i manager in questa nostra contemporaneità è necessario acquisire un “digital state of mind”, sviluppare una nuova mentalità e competenze per immaginare e progettare business model diversi, nuovi modi di interagire con il mercato, nuove modalità per operare nell’azienda e nell’ecosistema allargato.

Mai come oggi si parla della necessità, dell’impellenza di aggiornare e sviluppare le competenze dei manager e di dar vita a una nuova leva di leader: occorre saper liberare le energie e la creatività delle persone per agire subito su cosa è possibile fare oggi e mettere le basi su che cosa fare domani, in termini di prospettiva, di possibilità, di capacità. 

Tra novità sociali e culturali, nuovi fattori della produzione, nuovi mestieri e modelli organizzativi, la sfida è quella delle competenze chiave dei manager. È una grande sfida per la formazione manageriale, la cui missione fondamentale è quella di aiutare le persone ad affrontare il cambiamento in atto mettendo in gioco alcune leve prioritarie: innanzitutto la collaborazione e il networking, come incentivare l’innovazione collaborativa, come fare a sviluppare e consolidare la fiducia tra reti e gruppi di lavoro, come alimentare il proprio continuo apprendimento, cosa fare per diffondere e far crescere una vera e propria cultura dell’innovazione. Il tutto nel nuovo contesto digitale. 

Il manager di questa nostra contemporaneità vive la pressione del cambiamento e dei tempi del business, è stretto tra performance, azione diretta e gestione complessa e delicata delle relazioni (collaboratori, variabili generazionali dentro e fuori l’azienda, stakeholder e shareholder, sostenibilità economica, sociale e ambientale).

In questo mondo volatile, incerto, complesso e ambivalente, all’executive education spetta certamente il compito di arricchire la “cassetta degli attrezzi”, ma soprattutto l’obiettivo è dare slancio alle risorse intellettuali e al capitale di pensiero che ogni manager possiede e deve coltivare: non ci può essere creatività senza un pensiero critico e originale. Per innovare occorre generare una cultura della non conformità; per superare le criticità dell’oggi, serve un approccio all’intrapreneurship capace di andare oltre le prime evidenze, leggere ciò che si intravede di un futuro che incalza sempre più da vicino e che è il luogo dove trascorreremo i nostri prossimi anni e dove le aziende cresceranno oppure no.

Su questi capisaldi da quasi mezzo secolo Istud studia, progetta e fa formazione manageriale con una visione ampia e internazionale, testimoniata anche dal progetto comunitario Lead 3.0, una knowledge alliance tra nove partner di sette Paesi, tra cui due prestigiose corporate universities internazionali. L’attenzione all’aggiornamento di contenuti e metodi e la cura della “learning community” sono i pilastri di questa progettualità, che integra esperienze d’aula e percorsi individuali blended. 

Così il momento formativo diventa un’esperienza tracciante che favorisce la crescita e la piena espressione della potenzialità dei manager, dove sono fondamentali la contaminazione tra contributi e diversi punti di vista, la riflessione critica e “out of the box”, l’acquisizione di metodologie e modelli di riferimento per un pensiero innovativo e sempre attuale, da coltivare oltre l’aula per incidere sulla realtà  e guidare verso un futuro che mai come oggi si presenta carico di opportunità e creatività.

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