I laboratori di innovazione, palestre formative contro la crisi

 

Roberto Barontini è professore di Finanza aziendale, Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e direttore del master in Management, Innovazione e Ingegneria dei Servizi (MAINS)

La carenza più grave del nostro sistema universitario può essere probabilmente individuata nella scarsa capacità di creare occasioni di interazione tra gli studenti e il mondo delle imprese. Le cause di questa situazione sono molteplici: se, da un lato, il mondo del lavoro lamenta spesso una preparazione troppo teorica dei neolaureati, è anche vero che gli imprenditori frequentemente non contribuiscono in modo attivo nel processo di apprendimento; dall’altro lato, le università frequentemente non riescono a gestire percorsi formativi che creino reali opportunità di impiego, anche per i vincoli nella disponibilità di risorse da dedicare alla didattica. 

Oggi si percepiscono però segnali di forte cambiamento. L’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), nell’ambito del processo di valutazione delle università, sta opportunamente studiando indicatori sull’efficacia della “terza missione”, cioè la capacità di valorizzare la conoscenza prodotta dalla ricerca. Inoltre, sul fronte della creazione di imprese originate dalle università, si rilevano alcuni segnali di miglioramento rispetto al passato (si veda in particolare l’undicesimo Rapporto Netval sulla valorizzazione della ricerca pubblica italiana), pur essendo ancora notevole la distanza rispetto ai principali Paesi industrializzati. 

Anche per le grandi difficoltà che si sono create sul fronte occupazionale, negli ultimi anni si osserva una notevole enfasi sulla creazione di nuove imprese tecnologiche. Ma come fare per evitare che il miraggio della creazione della start-up di successo si traduca, dopo pochi mesi, nella amara constatazione di aver dissipato tempo e le (poche) risorse personali?

In primo luogo, attraverso la maggiore diffusione di competenze manageriali, con forte focalizzazione sulla definizione dei più opportuni modelli di business. Anche sviluppando programmi di formazione degli adulti e di life long learning è possibile ottenere una maggiore consapevolezza delle problematiche economiche da parte dei fondatori delle start-up. 

In secondo luogo, la creazione di un collegamento con imprese di medio-grande dimensione costituisce una rilevante opportunità per la condivisione di competenze e di prospettive diverse, e soprattutto rende disponibile all’impresa nascente risorse preziose per un rapido sviluppo della business idea, cosa di fondamentale importanza nell’attuale contesto competitivo. 

Mi sia consentito citare, a tale proposito, l’esperienza degli “Innovation LAB” del Master in Management, Innovazione e Ingegneria dei Servizi: si tratta di vere e proprie “palestre formative” nelle quali manager delegati dalle imprese collaborano attivamente tra loro e con gli allievi del Master su specifici progetti innovativi. Vengono formati team interdisciplinari, composti da almeno tre aziende partner, studenti e docenti, che per cinque mesi si cimentano su un tema proposto dall’impresa che coordina il laboratorio, sino ad arrivare alla presentazione pubblica dei risultati ottenuti. 

La prospettiva è fortemente interdisciplinare, dato che convivono nei lab competenze ingegneristiche, economiche e talvolta umanistiche da parte degli allievi, e inoltre anche le imprese che partecipano allo stesso laboratorio svolgono attività spesso molto diverse. Per questo motivo il modello è stato applicato a svariati temi, che spaziano ad esempio dalla valorizzazione economica dei “Big Data”, cioè la creazione di nuovi modelli di business basati su dati attualmente disponibili in modo non strutturato, alla “Personal Mobility”, volto a sviluppare nuovi servizi basati sulla capacità di geo-localizzazione, o infine al tema della “Rivoluzione fiscale”, che ha proposto nuove modalità di gestione delle detrazioni fiscali, anticipando alcune innovazioni annunciate dal Governo nell’ambito dell’“agenda digitale”.  

La gestione di progetti di questo tipo implica indubbiamente un notevole sforzo, sia da parte delle imprese partner sia da parte delle università: solo mediante un forte coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti è infatti possibile ottenere i risultati sperati. È tuttavia una grande opportunità, anche al fine di avviare rapporti di collaborazione tra imprese e di creare network tra aziende, università e centri di ricerca, in grado di sviluppare innovazione in una prospettiva aperta, di sistema.

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