Editoriale

CEO e imprese nel XXI secolo

Enrico Sassoon

06 Marzo 2018

CEO e imprese nel XXI secolo

CONDURRE BENE UN’IMPRESA non è mai stato semplice ma, davvero, non c’è da invidiare i leader di oggi: si confrontano con mercati sempre più turbolenti, un quadro economico sempre più volatile, tecnologie in rapidissima e continua trasfor- mazione, richieste sempre più pressanti dalla politica e dalla società, esigenze di sostenibilità (nei diversi signi cati) a 360°. Nei confronti dei vertici delle aziende, poi, l’opinione pubblica mantiene una certa ambiguità. È ben vero che dal management delle imprese i più si aspettano una taumaturgica capacità di risolvere i problemi economici e sociali (si veda la ricerca di Edel- man sulla ducia, in questo numero); ma nello stesso tempo continua ad aleggiare un sentimento critico legato ai di erenziali di remunerazione e all’uso e distribuzione dei pro tti che sembra non trovare mai soluzione.

Nelle pagine che seguono ci concentriamo sul tema della sostenibilità. Non nuovo, ma sempre verde (è il caso di dirlo). Di sviluppo sostenibile si parla dal 1987, da quando il Rapporto Bruntland introdusse l’espressione e il concetto, legati agli obiettivi di rispetto e protezione dell’ambiente con attenzione alle generazioni future. Ma oggi la sostenibilità è anche econo- mica e sociale. Ne ha preso atto di recente persino la Con ndustria che, alle recenti Assise di Verona ha proposto lo studio Le sostenibili carte dell’Italia, in cui si sottolinea che “La sostenibilità è un driver per lo sviluppo globale, è un business e attrae nanziamenti”. Meno male.

Nell’ampio Speciale di questo numero, Harvard Business Review propone una visione della sostenibilità per il lungo termine. Non a caso, infatti, presentiamo il Progetto Economia Futura con le testimonianze di un folto gruppo di alti manager di livello mondiale. Il messaggio è semplice e forte: non possiamo più permetterci di sottovalutare, né tantomeno di ignorare, i pres- santi problemi generati dal cambiamento climatico. La scienza ci ammonisce che il tempo per passare all’azione è questo, pena conseguenze irreversibili sul pianeta, ma anche sulle attività economiche e sulla vita umana. A rontare questi problemi è compito di tutti: istituzioni internazionali, Governi, imprese, cittadini. Alle imprese toccano compiti di enorme importanza e complessità. Alcune li a rontano, altre traccheggiano.

Dalle interviste che seguono emerge un impegno di grande peso e consapevolezza da parte dei vertici di grandi realtà: Paul Polman, CEO di Unilever; Doug McMillon, CEO di Walmart; Dominic Barton, Global Managing Partner di McKinsey; Marne Levine, COO di Instagram. E poi, per l’Italia, Francesco Starace, Amministratore delegato e Direttore generale di Enel; Catia Bastioli, Amministratore delegato di Novamont; Alessandro Profumo, Amministratore delegato di Leonardo; Diana Bracco, Presidente e Amministratore delegato del Gruppo Bracco.

Non si tratta solo di a rontare la s da del cambiamento climatico, ma di gestire le organizzazioni con un’attenzione costante tesa a creare “valore condiviso”, secondo l’espressione coniata qualche anno fa da Michael Porter. Al di là delle parole, signi- ca che i vertici delle imprese, assieme al management e a tutti i dipendenti (cioè, ciascuno di noi) si devono fare carico di uno sviluppo dell’impresa che vada a vantaggio non più solo degli azionisti e degli investitori, ma di tutto l’ecosistema che circonda il mondo del business e del lavoro. L’ambiente ne è parte, e occorre scongiurare un futuro potenzialmente denso di pericoli. Ma anche all’economia e alla società occorre prestare una cura e un’attenzione del tutto nuovi.

È sempre meno accettabile e accettato, per esempio, che sviluppi incontrollati nella nanza e nei mercati continuino ad allargare i divari di reddito oltre limiti “ siologici”. Oltre l’eticamente cogente, c’è anche un tema di funzionalità economica e di tenuta sociale. Le diseguaglianze non consentono uno sviluppo armonico ed equilibrato sul lungo termine e minacciano di generare reazioni sociali e politiche, di cui i populismi di varia colorazione sono conseguenza possibile.

La realtà in cui viviamo è una sola e tutto è correlato - od oggi dovremmo dire “iperconnesso”. I vertici delle imprese, e in par- ticolare i loro CEO, sono in prima linea nel perseguire questi di cili obiettivi. Non vanno lasciati soli, ma aiutati ad a rontare le grandi s de che ci riguardano tutti.

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