SPECIALE marzo 2018

L'ECONOMIA DEL FUTURO

Autori vari

05 Marzo 2018

L'ECONOMIA DEL FUTURO

Harvard Business Review lancia il Progetto Economia Futura nella convinzione di una crescente urgenza: che il cambiamento climatico sia una realtà sostanzialmente innegabile e che occorra adottare misure consapevoli e urgenti per farvi fronte. Questo richiama la necessità di agire da parte di tutti: Governi, istituzioni sovranazionali, cittadini e imprese.
Negli Stati Uniti desta diffusa preoccupazione la decisione dell’amministrazione Trump di ritirarsi dagli accordi sul clima di Parigi e molti rappresentanti di importanti aziende di classe mondiale hanno apertamente espresso il loro disaccordo. In HBR questa decisione ha generato il Progetto Economia Futura al quale hanno convintamente aderito molti leader di aziende di ogni settore, di cui seguono per alcuni di essi – Paul Polman, Ceo di Unilever; Doug McMillon, Ceo di Walmart; Dominic Barton, Global Managing Partner di McKinsey; Marna Levine, Ceo di Instagram - le interviste.
Harvard Business Review Italia condivide il progetto e ha coinvolto con altre interviste i leader di significative aziende italiane impegnate a favore di un’economia sostenibile contro i pericoli del climate change: Francesco Starace, Amministratore delegato di Enel; Catia Bastioli, Amministratore delegato di Novamont; Alessandro Profumo, Amministratore delegato di Leonardo; e Diana Bracco, Presidente di Bracco Group.
Dalle interviste emerge la profonda convinzione dell’esigenza di impegnare a fondo le strategie aziendali in politiche di sostenibilità ambientale e di lotta al cambiamento climatico, in un quadro di creazione di valore condiviso con tutti gli stakeholder. Un impegno che in nessun caso può essere preso alla leggera. È ben chiaro che, innanzitutto, si tratta di politiche complesse e costose in un contesto in cui non sempre vi è consenso, poiché esiste una parte dell’opinione pubblica, anche nel campo scientifico, che non sempre condivide i timori legati al climate change. Le politiche di contrasto non sono dunque sempre condivise, ma prevale – crediamo giustamente – un orientamento precauzionale teso ad anticipare conseguenze che ampie schiere di scienziati e studiosi ritengono temono possano divenire in tempi inaspettatamente brevi del tutto irreversibili.
Le imprese, specie quelle di grandi dimensioni, sono chiamate ad affrontare questi temi con massicci investimenti, con ritorni spesso molto differiti, che incidono nel breve sui ritorni economico-finanziari, in un’ottica di medio e lungo periodo. Chi è avviato – in alcuni casi da molto tempo – su questa strada mette in evidenza le ricadute estremamente positive dell’azione, in termini di innovazione a tutto campo, risultati economico-finanziari più solidi, consenso dell’opinione pubblica e dei mercati rafforzato.

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