marzo 2018

«I numeri ci portano solo fino a un certo punto»

Maxine Williams

05 Marzo 2018

«I numeri ci portano solo fino a un certo punto»

Benché i dirigenti tendano a pensare – e vogliano credere – di assumere e promuovere i lavoratori in modo equo, i pregiudizi continuano a insinuarsi nelle loro decisioni. Spesso usano criteri ambigui per mettere da parte le persone che non sono come loro o per non considerare gli appartenenti a minoranze come “la scelta culturalmente corretta”, inducendo in essi la spiacevole sensazione che il vero problema sia la loro identità.
Le aziende devono ammettere che è giusto per i dipendenti che appartengono a gruppi sottorappresentati essere sul chi vive nei confronti dei pregiudizi, dice Williams, responsabile globale per la diversity di Facebook. Le organizzazioni devono anche trovare il modo di dare loro maggiore sostegno. A questo scopo molte si stanno rivolgendo alle people analytics, in modo da sostituire le decisioni di pancia con quelle fondate su dati. Sfortunatamente molte imprese registrano nei loro database una presenza di persone appartenenti a minoranze insufficiente a produrre risultati affidabili.
Vi sono però delle azioni che i datori di lavoro possono intraprendere per integrare i piccoli numeri: attingere ai dati dell’industria o del settore; imparare da ciò che avviene in altre aziende; conoscere a fondo l’esperienza dei singoli lavoratori, parlando con loro per raccogliere fondamentali informazioni di tipo qualitativo. Le aziende che mettono in atto questi sforzi in modo sistematico e globale avranno maggiori possibilità di migliorare in materia di diversità e inclusione.

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