SISTEMA ITALIA

Scuola debole, Paese debole

Renato Mannheimer

05 Marzo 2018

Secondo buona parte degli analisti sociali, la scuola costituisce uno degli “asset” centrali per lo sviluppo di una comunità. La sua capacità di formare adeguatamente le nuove generazioni rappresenta, in un certo senso, un indicatore del grado di civiltà di un Paese. Infatti, una buona scuola è ovviamente essenziale per la crescita dei singoli individui, ma, al tempo stesso, lo è anche per quella dell’intera nazione. Sia dal punto di vista sociale, sia da quello economico.
Ed è proprio data la sua importanza, da tutti riconosciuta, che la scuola italiana è oggetto, sempre più spesso, di polemiche e discussioni. C’è chi la ritiene, nel suo insieme, ottima per la sua qualità (qualcuno ha scritto che è “una delle migliori del mondo”) e c’è chi (e sono molti), viceversa, la critica anche aspramente, ritenendola assolutamente inadeguata ai suoi compiti. Sul piano dei risultati, in effetti, la comparazione internazionale dei test (anch’essi peraltro contestati) condotti sugli alunni mostra, specialmente nelle aree meridionali del Paese, gravi insufficienze nella preparazione.
Sull’adeguatezza della scuola italiana a realizzare i suoi compiti istituzionali, si sono succedute moltissime analisi da parte di studiosi e osservatori. Ma assai di rado si è tenuta in considerazione l’opinione dei cittadini nel loro insieme, che sono, con diversi ruoli e in modi diversi, gli “utenti finali” della scuola stessa. Come valutano, dunque, gli italiani la situazione della scuola nel proprio Paese? Un sondaggio scientifico è stato condotto al riguardo dall’Istituto Eumetra Monterosa di Milano (per conto del “Gruppo di Firenze”, un’associazione composta da insegnanti), intervistando un campione rappresentativo della popolazione adulta. Tra costoro, più del 60% ha in qualche modo a fare direttamente col mondo della scuola, come studente, insegnante o genitore (o nonno) degli alunni.
Complessivamente, il quadro offerto dalla ricerca è piuttosto critico. Tanto che quasi il 60% degli intervistati afferma che “la scuola italiana non è sufficientemente esigente per ciò che riguarda la preparazione degli alunni”. Con un’accentuazione significativa (73%) tra i giovani tra i 18 e i 24 anni di età, che hanno una esperienza recente e diretta della scuola. Ma anche con un maggior numero di risposte in questo senso da parte di chi occupa posizioni centrali nel mondo del lavoro, come imprenditori e liberi professionisti. Ciò che viene messo in discussione, in altre parole, è la capacità stessa della scuola di rispondere adeguatamente ai suoi compiti formativi, criticata dalla maggioranza assoluta degli intervistati, sia di quelli che hanno a che fare direttamente con la scuola, sia degli altri che ne sono più lontani.
E può accadere, talvolta, che siano i docenti stessi a favorire un minor rigore e una minore attenzione alla preparazione. Al riguardo, molti intervistati concordano col fatto che “durante le prove scritte dell’esame di terza media o di maturità può capitare che qualche professore chiuda un occhio se gli alunni copiano o anche li aiuti a svolgere le prove”. Secondo il 14% degli intervistati ciò accade “spesso” e secondo un altro 38% avviene “qualche volta”. Nell’insieme, dunque, il 52% del campione – ancora una volta la maggioranza assoluta – denuncia il fenomeno. Questa affermazione è più diffusa tra chi è in qualche modo connesso direttamente al mondo della scuola, ove essa raggiunge il 55%.
È stata anche analizzata anche l’opinione sulla condotta degli alunni e sul relativo voto. Anche a questo riguardo, i giudizi espressi dagli intervistati sono piuttosto negativi. Quasi il 70%, infatti, dichiara di ritenere che “riguardo alla condotta, la scuola italiana è troppo poco severa”. Ed è interessante che lo dicano, in ancora maggiore misura, proprio gli insegnanti (e gli impiegati). Chi appartiene alle generazioni più giovani (dai 18 ai 24 anni di età) tende viceversa per lo più ad affermare, con maggior moderazione, che “la scuola italiana è giustamente severa”. Lo dice il 42% dei 18-24enni e il 32% del campione intervistato nel suo insieme. Ma la netta maggioranza 68% di quest’ultimo concorda col fatto che la recente abolizione della bocciatura per il 5 in condotta sia stata un provvedimento sbagliato.
In definitiva, gli italiani paiono mettere sotto accusa da diversi punti di vista la scuola del nostro Paese, così come essa è oggi. Anche per questo motivo, varrebbe forse la pena di allargare e intensificare il dibattito al riguardo e di inserire in maniera più ampia ed efficace le tematiche della scuola (e della formazione in generale) nei programmi dei partiti politici in vista della prossima legislatura.
Perché una scuola debole dà luogo inevitabilmente a un Paese altrettanto debole.

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