Ricerche

Questo sistema non va più!

Il 53% dei 33.000 partecipanti all’indagine condotta da Edelman, società di consulenza nella comunicazione leader nel mondo, pensa che il sistema nel suo complesso non funzioni più (è ingiusto e offre poche speranze di miglioramento in futuro) mentre solo il 15% crede che stia ancora funzionando e gli altri (circa un terzo) sono incerti. E queste percentuali non cambiano di molto a seconda del livello sociale o culturale degli intervistati. Lo rileva l’ultima edizione del Trust Barometer – la ricerca annuale che misura la fiducia realizzata da Edelman - presentata presso The Ruling Companies il 6 febbraio scorso a Milano. L’edizione 2017 (realizzata fra il 13 ottobre e il 16 novembre 2016 in 28 Paesi) rivela anche una caduta generalizzata nel mondo della fiducia nei confronti delle istituzioni, dei Governi, del business, dei media e delle ONG.
In Italia la situazione è particolare: da un lato la fiducia nei confronti delle ONG e del Governo non è affatto calata, anzi è lievemente cresciuta (rispettivamente dal 58 al 59% e dal 30 al 31%), e la fiducia nel business è scesa solo da 57 al 55%, di poco se si pensa che negli ultimi anni era cresciuta del 15%. Inoltre la fiducia nei media in generale è scesa solo dal 50 al 48%. D’altra parte non si può non vedere anche come la fiducia nel sistema nel suo complesso (giustizia sociale, speranza nel futuro, senso di fiducia) sia drammatica: solo il 4% del campione ha fiducia, il 24% è incerto e addirittura il 72% si dichiara convinto che il sistema abbia fallito. In questo clima di incertezza aumenta anche la distanza, 14 punti percentuali in Italia, fra l’élite socio-culturale e la “massa” dei cittadini. Gap che però è ancora più forte ed evidente negli Stati Uniti (21%), UK (19%) e Francia (18%), Paesi che infatti hanno sorpreso per i recenti esiti di voto popolare.
Stiamo vivendo in un periodo storico di forte critica nei confronti dell’autorità. Fino ad ora i Governi e i media hanno dovuto fare i conti con la rabbia populista, mentre le aziende sono rimaste abbastanza fuori della mischia. Quest’anno per la prima volta l’indagine ha registrato una flessione della fiducia nel mondo in tutte e quattro le diverse istituzioni: Governi, media, aziende, ONG. In quasi due terzi dei 28 Paesi analizzati, la popolazione generale ha dichiarato di non fidarsi “della tendenza al giusto” delle quattro istituzioni e infatti il livello medio totale di fiducia per tutte le categorie è sotto al 50%.
Si è anche scoperta un’impressionante mancanza di fiducia nella leadership: il 71% degli intervistati ha dichiarato che i rappresentanti del Governo non sono per niente credibili (in Italia la fiducia è al 30%, in calo di 6 punti rispetto all’anno precedente) e il 63% ha detto lo stesso degli amministratori delegati. La credibilità degli AD è caduta di 12 punti quest’anno (in Italia di 10 punti segnando un 28%, contro un 37% della media globale). Contrariamente, il 60% del campione si fida di “una persona come loro” – allo stesso livello di un esperto o di un accademico. E l’Italia non si discosta dalle media mondiale: 56% “le persone come te”, 53% gli accademici.
Questi risultati dovrebbero preoccupare i dirigenti, dato che il mondo del “business” era generalmente ben considerato nel mondo occidentale. Infatti, anche in quest’indagine il mondo degli affari si colloca al secondo posto tra le quattro categorie prese in considerazione, secondo solo alle ONG. La pubblica amministrazione è l’istituzione di cui ci si fida di meno e i media, i quali registrano il più grosso contraccolpo rispetto i precedenti anni, sono ora sfiduciati dall’82% degli intervistati dei Paesi analizzati.
In termini assoluti i risultati ottenuti sono preoccupanti per le aziende. Solo il 52% degli intervistati ha dichiarato di essere sicuro che questa categoria operi bene. In 13 dei 28 Paesi analizzati, il business non riscuote fiducia e i partecipanti chiedono una grossa riforma del settore, che includa controlli più severi nei confronti delle regole che guidano il funzionamento delle aziende. L’82% degli indagati sostiene, per esempio, che l’industria farmaceutica abbia bisogno di ulteriori regolamentazioni. Da notare che in Italia la percentuale raggiunge il 90%.
Forse è ancora più inquietante il fatto che il business aumenti le ansie delle persone e susciti diffidenza. Nell’indagine il 60% della popolazione si dichiara preoccupata di perdere il proprio lavoro a causa della globalizzazione. La metà ritiene che la globalizzazione stia portando la società nella direzione sbagliata e il 53% sostiene che gli affari e l’industria stiano cambiando troppo velocemente.
Tutto questo è un campanello d’allarme per la business community, così come lo è per il mondo della politica. Vien da chiedersi se la classe dirigente continuerà a focalizzarsi solamente sulla performance finanziaria della propria azienda, giudicandola la responsabilità primaria, oppure si impegnerà di più per ottenere un reale consenso sociale. Nonostante la grande sfiducia nel business, ci sono infatti grandi aspettative al riguardo, come potenziale leva per ribaltare l’atteggiamento dell’opinione pubblica. Tre quarti delle persone sono d’accordo nell’affermare che «un’azienda possa operare per aumentare il proprio profitto e contemporaneamente migliorare le condizioni socio-economiche della comunità in cui opera». Secondo gli intervistati, i modi migliori con cui le aziende possono guadagnare fiducia nel futuro è pagare stipendi più adeguati, offrire migliori benefit e creare più posti di lavoro. Al contrario, i modi più rapidi per perdere fiducia sono la corruzione, gli stipendi fuori misura dei dirigenti e l’evasione fiscale.
Significativa l’esigenza di riordino del paradigma della comunicazione, che ha iniziato a trasformarsi profondamente con l’arrivo di internet e si è stabilizzato negli ultimi anni con l’avvento dei social media. La gente ha iniziato a sperimentare poi si è impegnata con i vari nuovi strumenti fino a fare del proprio apparecchio portatile il primo canale di comunicazione, quello con il quale si connettono, imparano e vivono gran parte delle proprie vite. Tutto ciò ha cambiato profondamente il modo in cui si interagisce in tutti gli ambiti, incluso il business.
I capi intelligenti hanno capito subito che in questo nuovo mondo non è possibile operare con il solito approccio dall’alto verso il basso. Piuttosto, è necessario un modello più partecipativo e piatto, un sistema che non sia solo “per la gente” ma “con la gente”. Non basta ascoltare, occorre agire con attenzione e prendere più in considerazione i propri dipendenti, i clienti e tutti gli altri stakeholder.
Ricostruire la fiducia è una responsabilità condivisa. Ogni istituzione deve trovare il proprio modo per rispondere alle preoccupazioni della società e impegnarsi per il miglioramento a lungo termine delle condizioni socio economiche delle comunità. Il recente calo di fiducia nei Governi e nei media dovrebbe servire come potente lezione per le aziende indicando cosa può accadere quando le istituzioni si allontanano dagli interessi e dalle opinioni delle persone per le quali dovrebbero lavorare. La classe dirigente è avvertita: i clienti e la stragrande maggioranza della popolazione li osserveranno attentamente.

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