Editoriale

Il rischio della profezia che si autoavvera

Il rischio della profezia che si autoavvera

L’incertezza di norma genera sfiducia e induce a vedere la situazione e il futuro più neri di quel che sono o possono essere. È ben vero che dalle crisi nascono opportunità, ma per trasformare le prime nelle seconde occorre in primo luogo un atteggiamento ottimistico, una capacità o volontà di nutrire fiducia verso il futuro e di agire per determinarlo. In caso contrario, il ciclo costruttivo non riparte e la sfiducia genera un mostro: l’attesa di uno sviluppo negativo contribuisce a dargli vita e la profezia si autoavvera.
Le prospettive dei prossimi mesi e anni sono a un bivio. Vi sono motivi diversi, in Italia e nel mondo, per guardare al futuro con preoccupazione, come bene evidenziano i contributi di Edelman, di Eumetra e di Oxford Economics in questo numero. Ma esistono anche spunti di ottimismo: occorre volerli vedere e valutare, senza lasciarsi travolgere dall’incertezza che genera la sfiducia paralizza decisioni e azioni e fa sì che, appunto, la profezia negativa si autorealizzi.
Il Trust Barometer di Edelman sullo stato della fiducia nel mondo (pag. 108) rivela diffuse inquietudini e calo della fiducia verso il “sistema”. In Italia, la fiducia nel sistema nel suo complesso (giustizia sociale, speranza nel futuro, aspettative di miglioramento) tocca livelli drammatici: solo il 4% del campione ha fiducia, il 24% è incerto e addirittura il 72% si dichiara convinto che il sistema abbia fallito. In America è ancora peggio. La maggioranza degli intervistati (in 28 Paesi) ritiene che nell’insieme il sistema non vada nella direzione giusta e cala la fiducia verso le istituzioni, i Governi, le imprese, i media e le Ong.
Si rileva anche una marcata mancanza di fiducia nella leadership: il 71% degli intervistati (Italia compresa) ha dichiarato che i rappresentanti del Governo non sono per niente credibili e il 63% dice lo stesso degli amministratori delegati. Mettendo assieme queste informazioni e quelle relative al calo di fiducia nel business, se ne trae che su questo piano occorre lavorare di più. Dalle aziende le persone si aspettano maggiore condivisione e partecipazione ed è chiaro che si è aperta una criticità da affrontare.
Altre significative indicazioni emergono dal contributo di Renato Mannheimer di Eumetra Monterosa (pag. 106). L’indagine riguarda l’atteggiamento degli italiani verso l’economia ed evidenza due elementi rilevanti: una profonda spaccatura tra le fasce di popolazione più deboli, che hanno maggiormente sofferto in questi anni di crisi, e quelle che hanno resistito meglio alle difficoltà, magari migliorando la propria posizione; e un diffuso pessimismo, che tocca il 65%, relativo alla propria situazione economica presente e prospettica. Dominano l’incertezza, la paura del futuro e dunque la sfiducia che finisce spesso col sfociare in un voto di protesta a favore di proposte neo-populiste.
Un trend che riguarda l’Italia, ma anche molti altri Paesi. Le tendenze populiste pervadono l’intera Europa, all’Ovest come all’Est, ma anche gli Stati Uniti. Al fondo si ritrovano forti critiche agli effetti della globalizzazione, ma spesso questo è un fattore generico e indistinto. Più nello specifico, l’insoddisfazione è generata da vari altri elementi: il calo, o stagnazione, dei redditi; la crescita delle disuguaglianze; il senso di ingiustizia sociale; la critica a una classe politica accusata, senza troppi distinguo, di non dare soluzioni; i timori legati ai flussi migratori; una non marginale paura del terrorismo.
È sempre più forte la richiesta dell’opinione pubblica in Europa e Usa di misure protettive rispetto all’uno o all’altro di questi fattori, spesso di tutti insieme. La risposta delle élite politiche ed economiche viene però considerata debole e contraddittoria, e questo genera sfiducia. In America la vittoria di Trump è figlia di queste incertezze ma il modus operandi del neo-presidente, invece di dare una risposta coerente, sembra generare altre incertezze. E questo investe anche l’Europa, già alle prese con i propri fenomeni populisti, legati a Brexit, immigrazione, terrorismo, crisi dei redditi, prospettive di euro ed Eurozona (si veda Emilio Rossi a pag. 104).
Giunti al bivio, è difficile prevedere come evolverà la situazione nei prossimi, cruciali mesi. Potranno prevalere l’incertezza e la connessa sfiducia; o potranno riemergere motivi più forti di fiducia che stimolino gli investimenti e l’occupazione, che spingano verso soluzioni condivise, che consentano di sfruttare al meglio le grandi opportunità aperte dalle trasformazioni tecnologiche. Di sicuro, occorre un lavoro comune per far prevalere le spinte costruttive contro quelle della sfiducia. Scongiurare che le profezie negative prendano il sopravvento e finiscano con il realizzarsi a danno di tutti.

Buona lettura!

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