SISTEMA ITALIA

Economia italiana: la maggioranza vede nero

Renato Mannheimer

01 Marzo 2017

Considerando l’immagine che si ha della propria condizione economica, la popolazione del nostro Paese appare nettamente spaccata in due parti contrapposte. Una – corrispondente a poco meno del 60% – è riuscita in qualche modo a resistere alla crisi e dichiara di stare oggi in modo soddisfacente. Ma un’altra porzione molto consistente – più di quattro italiani su dieci – sta male e denuncia una situazione economica difficilmente sostenibile. È quanto emerge dall’osservatorio sociale dell’istituto Eumetra Monterosa, realizzato attraverso un sondaggio svolto intervistando un campione rappresentativo della popolazione italiana al di sopra dei 17 anni di età.
Come era prevedibile, l’area del malessere si registra con molto maggiore frequenza nelle fasce della popolazione più deboli: gli anziani, coloro che posseggono un titolo di studio meno elevato, chi risiede nelle zone meridionali del Paese. Si tratta perlopiù di pensionati o di persone che hanno perso la loro occupazione lavorativa o non ne hanno mai ricoperta nessuna, come molte casalinghe o giovani in cerca del loro primo impiego.
Un elemento significativo è costituito dal loro comportamento di voto. Infatti, il disagio economico si traduce in primo luogo nell’astensione: è proprio tra quanti hanno deciso di disertare regolarmente le urne che si individua il maggior numero di scontenti per la propria situazione economica. Ma, subito dopo, si può rilevare come l’insoddisfazione si riversi sul voto per il M5S, tra i cui elettori si evidenzia un quasi altrettanto elevato numero di critici sulla propria situazione economica. Anche questo fattore è dunque all’origine di molti dei consensi per la formazione di Grillo, motivati dalla protesta e dallo scontento.
La ricerca di Eumetra Monterosa non si limita però a tracciare un quadro caratterizzato da una profonda spaccatura sociale relativa alla percezione del presente. Essa mostra, accanto a questa, l’esistenza di un diffuso pessimismo per un possibile cambiamento nel futuro della situazione attualmente percepita. Di fonte al quesito «come sarà il 2017 dal punto di vista economico per lei e per la sua famiglia?», la netta maggioranza degli intervistati (65%) risponde infatti «esattamente come l’anno scorso», mostrando una sostanziale sfiducia in un mutamento dello scenario odierno. Ciò vale specialmente per i giovani (la generazione tra i 18 e i 24 anni, tra le più colpite dalla crisi, specialmente per ciò che riguarda la presenza di opportunità lavorative), ma anche per i pensionati e, ovviamente, per chi possiede un titolo di studio meno elevato.
C’è anche una quota considerevole di sfiduciati che ritiene che il 2017 sarà peggiore del 2016. Si tratta di circa un intervistato su cinque (20%, cui si contrappone, però, il 15% che, invece – specie tra gli imprenditori, i liberi professionisti e i commercianti – prevede per l’anno in corso un miglioramento rispetto al passato).
La sfiducia nel futuro si accentua però se dalla valutazione sulla propria situazione personale si passa a quella sull’Italia in generale. Come sarà il 2017 per il Paese? Ancora una volta la maggioranza relativa (47%) ritiene che non cambierà nulla. Ma, rispetto alla percezione del proprio futuro personale, si incrementa, sino a sfiorare un terzo del campione intervistato (31%), la quota di chi pensa che, per l’Italia nel suo insieme, le cose peggioreranno (a fronte del 19% che prevede al contrario che i prossimi mesi vedranno un cambiamento in meglio). Insomma, per il Paese nel suo complesso siamo ancora più sfiduciati che per noi stessi. Ma anche in questo caso gli atteggiamenti divergono in relazione alla classe sociale di appartenenza: i ceti che stanno meglio (imprenditori, liberi professionisti e, in generale, chi ricopre una occupazione più remunerativa) sono più ottimisti anche sul destino del Paese, mentre quelli più disagiati (operai, disoccupati) sono nettamente più pessimisti.
Nell’insieme, questi dati ci presentano l’immagine di un’Italia profondamente divisa. Tra chi sta bene e, anche per questo, appare più ottimista sul futuro e chi (e sono tanti), viceversa, si sente in una situazione disagiata ed è, di conseguenza, più sfiduciato. Si tratta di una vera e propria frattura sociale che sarebbe grave trascurare o sottovalutare.

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