I giovani: il riscatto di una generazione

I giovani: il riscatto di una generazione

Parrebbe incurabile. Febbre stabilmente oltre i 40 a indicare che l’ammorbante epidemia continua ad espandersi. Azzanna le fresche carni dei giovani, dal basso livello di immunità. Superata da tempo la soglia del decoro e accompagnato da pubbliche dichiarazioni di inaccettabilità, il tasso di disoccupazione giovanile viene lasciato fluttuare liberamente, preso come indicatore del malessere di una fascia di giovani. In realtà misura il fallimento delle generazioni che hanno creato le condizioni per il diffondersi del morbo e che ora parrebbero incompetenti nel porvi rimedio. 

Queste, sull’altare del dio business, in un’ordalica orgia di denaro, hanno sacrificato, senza scrupoli, i propri sensi di colpa e di responsabilità. Dei ripetuti richiami a fare di più per i giovani, si sentono unicamente gli echi dispersi tra la mortificante rassegnazione degli uni e l’accresciuta indifferenza degli altri. Solo quando la generazione di coloro che negli ultimi decenni hanno gestito le aziende perseguendo il credo della creazione di valore per gli azionisti capirà che inserire giovani nelle strutture organizzative è condizione oggi fondamentale per non uscire dai propri business, allora l’epidemia verrà combattuta con determinazione e la febbre scenderà rapidamente.

“Vedo attraverso l’occhio, non con l’occhio” (William Blake).

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