Governance per la transizione d’impresa

Sei milioni e mezzo di imprese italiane, comprese quelle individuali, aspettano di crescere. Nel nostro Paese, il 72% delle imprese ha ancora una gestione famigliare, perlopiù con meno di 20 dipendenti. Susanna B. Stefani e Piero Trupia, cofondatori di GOVERNANCE Consulting, hanno svolto una ricerca da cui risulta come una positiva transizione d’impresa sia determinante tanto per la sopravvivenza quanto per lo sviluppo di un’azienda che operi un ricambio generazionale al vertice. Fondamentali a questo scopo sono quattro fattori: la netta separazione tra proprietà e azienda; una grande attenzione agli stakeholder; una discontinuità nella gestione, soprattutto attraverso l’inserimento di manager; l’utilizzo di regole e strumenti di corporate governance che consentano di chiarire le deleghe e ne rendano operativo l’empowerment. In pratica il “padre-patron” deve essere messo nelle condizioni di riporre fiducia in altri soggetti. In questo senso la verifica dell’attitudine imprenditoriale del discendente è un passaggio necessario. Meglio se questa avviene in un’azienda diversa da quella di famiglia. Ma soprattutto il giovane destinato a subentrare deve sviluppare la successione all’azionariato, apprendendo le regole di una proficua collaborazione tra un azionista solido, un management competente e un CdA autorevole arricchito da competenze esterne. Gli esempi di Gruppo Banca Sella, Brembo, Angelantoni Industrie e Sabaf danno in conclusione la dimensione di come non occorra essere grandi per fatturato e capitalizzazione, o tantomeno essere quotati, per effettuare una buona successione.

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