Editoriale: Pensieri nuovi

Pensieri nuovi Magari non è vero, ma sembra che Einstein, a uno che gli chiedeva come avrebbe definito il «genio», abbia risposto con la formula «1% ispirazione e 99% traspirazione». È chiaro che se la maggior parte di noi procede quotidianamente a forza di olio di gomito per produrre risultati che, alla lunga, possono anche essere di qualche soddisfazione, comunque quell’1% di ispirazione rappresenta il grimaldello per la conquista del futuro. L’ispirazione, naturalmente, non è frutto del caso, non è purtroppo la lampadina che si accende improvvisamente nel cervello mentre ce ne stiamo seduti sotto l’albero, con l’ausilio della mela che si stacca dal ramo e ci picchia sulla testa. L’ispirazione, anche nella formula einsteiniana, è conseguenza di studio, meditazione, analisi e conoscenza, e si trasforma in innovazione quando risponde a un bisogno, già espresso o del tutto nuovo, del genere umano. La premessa serve a introdurre l’interessantissimo sforzo innovativo che, anche quest’anno, la «Harvard Business Review» ha prodotto, coinvolgendo menti di prima qualità su scala mondiale, per generare le venti idee vincenti per il 2008 (e oltre). Come si può leggere nell’introduzione all’articolo, «nel complesso, l’elenco di quest’anno permette di intravedere un’incipiente rivoluzione nel modo di operare delle imprese e dei loro leader. Tra gli agenti di cambiamento si trovano le tribù di giovani che danno linfa ai siti di social networking, i giochi multiplayer on line, i mondi virtuali e i relativi domini. Gli sviluppi associati a queste innovazioni sono nuovi modelli operativi, realtà alternative per portare a compimento il lavoro e per interagire con i clienti, l’uso crescente delle tecnologie collaborative e lo sviluppo di nuovi indici per la misurazione delle performance». Probabilmente nessuna di queste venti idee avrà la forza di cambiare il mondo come fece quell’altra formula di Einstein che mette in relazione la massa, l’energia e la velocità della luce. Ma molte di esse avranno un impatto significativo sulle nostre vite e le nostre aziende, e leggerle e meditarci sopra non ci farà perdere tempo. In questo numero troverete numerosi articoli non meno utili e interessanti. Gottfredson e altri affrontano i problemi che un CEO di fresca nomina deve superare nei primi mesi del nuovo incarico per portare i risultati che gli investitori si aspettano da lui, e propongono un modello diagnostico che può aiutare a individuare gli obiettivi più ragionevoli. Groysberg rivela, dopo un’ampia indagine, che nel cambiare lavoro le donne riescono spesso a mantenere e migliorare le precedenti prestazioni, in ogni caso assai più dei colleghi maschi. Strenger e Ruttenberg toccano il tema del cambiamento in relazione alla crisi della mezza età e indicano, ai manager che si trovano ad attraversarla, un mondo di opportunità. Due articoli si riferiscono alla realtà delle aziende famigliari. Nel primo, Wasserman rivolge agli imprenditori e fondatori di un’impresa un avvertimento: occorre sapere scegliere con chiarezza fra la strada del potere e quella della ricchezza e trarne le dovute conseguenze in termini di accesso di nuovi investitori e inclusione di nuovi manager e gestori. Stefani e Trupia, nel secondo, analizzano la sempre complessa questione della successione nelle aziende famigliari, e indicano alcuni criteri per effettuarla con successo. L’articolo di Ermolli affronta il caso dell’intervento di cambiamento culturale ai fini di incremento delle performance nel quale è da alcuni anni impegnato il Gruppo Finmeccanica, con risultati che, nel suo commento all’articolo, il presidente della società Guarguaglini valuta con ampia soddisfazione. Infine, nell’insolito saggio di Unruh si propone una versione dello sviluppo sostenibile dell’attività d’impresa in stretta assonanza con le regole naturali con cui vive il pianeta. Come sempre, completano il quadro dei contributi alcuni ottimi commenti, a cura di Angelos Papadimitriou, Sandro Gilotti, Walter Zocchi, Maria Pierdicchi, Emilio Bartezzaghi, Walter G. Scott e Lodovico Floriani. Buona lettura!

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