SISTEMA ITALIA

Il malaugurato trionfo dell’antipolitica

Renato Mannheimer

03 Maggio 2018

Nel momento in cui scrivo queste righe non c’è ancora un Governo. Forse quando i lettori le leggeranno si sarà giunti a un accordo qualsivoglia. O forse no. Ma, di certo resterà il fatto, assai significativo, che il risentimento e la disaffezione nei confronti della politica e, specialmente, dei suoi esponenti tradizionali continuano a costituire il primo e il più forte sentimento che anima l’elettorato italiano. Non solo tra i votanti dei partiti di “protesta” che hanno vinto le elezioni, ma, sia pure in misura diversa, tra quelli di tutte le forze politiche.

Per la verità, che lo scontento diffuso verso le istituzioni e i loro rappresentanti sia stato uno dei fattori determinanti dell’esito delle ultime consultazioni politiche è cosa nota. Ma si poteva pensare che, passato il voto, l’attenzione dell’elettorato si orientasse maggiormente sulle problematiche più direttamente “di governo”, vale a dire su cosa debbano fare concretamente i partiti per sanare la difficile situazione economica e sociale in cui versa il nostro Paese.

E invece no. L’atteggiamento di “antipolitica” (o, se si vuole “anticasta”, secondo la definizione di Stella e Rizzo) è ancora, a torto o a ragione, quello dominante tra i cittadini. Questo stato di cose (per alcuni preoccupante perché porta a trascurare i problemi veri dell’Italia) emerge con chiarezza dai risultati di un sondaggio di opinione effettuato la dall’Istituto EumetraMR di Milano.

Agli intervistati è stato chiesto “Qual è il primo provvedimento che il Governo dovrà emanare?” ed è stata sottoposta una lista composta dai principali progetti compresi nei programmi delle forze politiche che hanno partecipato alle elezioni. Il responso non dà adito a dubbi sulle preferenze e sulle priorità espresse. La stragrande maggioranza (70%) opta senza esitazione per l’abolizione dei vitalizi ai parlamentari ancora rimasti in essere, dopo che buona parte di questi ultimi era stata peraltro eliminata qualche anno fa. Questo provvedimento è stato indicato in misura nettamente maggiore di altri che pure erano compresi nei programmi dei partiti (e comportano in realtà un vantaggio molto maggiore per le tasche dei singoli cittadini), quali la revisione della legge Fornero, la flat tax o il reddito di cittadinanza.

Tra questi ultimi progetti, il secondo più gettonato (ma a considerevole distanza: lo indica il 16%) è la modifica alla legge Fornero sulle pensioni, prescelta non a caso in misura decisamente maggiore da coloro che si trovano in un’età più vicina al ritiro dal lavoro, dai 55 ai 65 anni (il 26% di questi ultimi sceglie questa alternativa). Gli altri provvedimenti proposti sono invece indicati con percentuali di risposte minime.

La richiesta di abolire o di ridurre in modo consistente i vitalizi parlamentari è espressa in modo trasversale in tutto il campione, con una significativa uniformità in tutte le categorie demografiche economiche e sociali, senza grandi differenze in relazione all’età o alla classe sociale e con solo una lieve accentuazione tra gli intervistati con titolo di studio meno elevato e, specialmente, tra le casalinghe (e, in misura minore, tra le donne in generale).

Ma l’elemento più sintomatico (e, forse, sorprendente) è che si tratta di un auspicio che emerge in modo (quasi) uniforme anche dal punto di vista dell’orientamento politico, tanto da essere sostenuto dalla gran parte degli elettori di tutti i partiti. Con una parzialmente minore accentuazione tra i votanti per il Pd (ove una quota più consistente – il 26% – preferisce la modifica della legge Fornero) e, paradossalmente, una diffusione relativamente più contenuta anche tra gli elettori pentastellati, tra i quali una percentuale maggiore che negli altri partiti (14%) indica invece l’introduzione del reddito di cittadinanza. Ma, al di là di queste tutto sommato modeste variazioni, come si è detto, la netta maggioranza dei votanti per tutte le forze politiche, compresi i molti che alle ultime elezioni hanno scelto di non recarsi alle urne, chiede a gran voce la totale abolizione dei vitalizi attribuiti a deputati e senatori.

Insomma, a provvedimenti che certamente incidono in misura maggiore sull’economia e sulla società italiana, viene nettamente privilegiata da tutta la popolazione una iniziativa che muta assai meno i conti pubblici, ma che riveste evidentemente un elevato valore simbolico contro i privilegi della politica. E, come si sa, i simboli contano molto nella formazione delle scelte e degli orientamenti. Il che illustra bene lo stato attuale della grande maggioranza della pubblica opinione e anche la difficoltà, con questo clima, di promuovere riforme serie ed efficaci nel nostro Paese.

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