Editoriale

Danni collaterali

Enrico Sassoon

03 Maggio 2018

Danni collaterali

Internet e i social media, le tecnologie e i dispositivi digitali, e gli algoritmi sono - per le persone, per le organizzazioni e l’economia, ma anche per gli Stati nazionali e la politica, e per il buon funzionamento delle organizzazioni sovranazionali - un meraviglioso strumento per l’avanzamento individuale e sociale o, al contrario, un insieme di tecnologie che comportano più svantaggi che vantaggi, più rischi che benefici?

Di questi tempi se lo domandano in molti e le risposte non sono, persino per dei tecno-entusiasti (quali in fondo Harvard Business Review tende ad essere) né immediate né scontate. Come minimo occorre dire che rischi e danni collaterali sono non solo ben presenti, ma in certi casi connaturati con il digitale. Un famoso economista come Robert Gordon ebbe a dire a questo proposito alcuni anni fa che con le tecnologie digitali «ci avevano promesso meraviglie e tutto quello che abbiamo avuto sono i social media». Visione riduttiva, certo, ma di recente pericoli e danni potenziali o fattuali del digitale stanno emergendo a getto continuo, così come le perplessità e i timori legati all’avanzata della robotica più sofisticata e dell’intelligenza artificiale.

Dunque, per riflettere, e non per la prima volta, sui “lati oscuri del digitale” proponiamo in questo numero lo Speciale cui hanno contribuito Andrea Granelli (che ne è il promotore), Aldo Bisio, Roberto Maglione, Guido Scorza, Carlo Alberto Pratesi e Massimo Marino. Le tematiche affrontate sono le più diverse e articolate, ma certo non esauriscono le questioni. In questo momento, per esempio, l’opinione pubblica viene informata di un uso spregiudicato dei dati personali da parte di Facebook in misura di decine di milioni. Sappiamo bene che i nostri dati sono ovunque, poiché non perdiamo occasione per disseminarli. Ma riteniamo, e a ragione, che chi li richiede e gestisce debba farlo con la massima cautela e garanzia, se no a che titolo dovremmo accettare che con le piattaforme tecnologiche si creino super-monopoli e si accumulino fortune quali non se ne sono mai viste nella storia?

Ma Facebook, e gli altri social media, ma anche le super-piattaforme di eCommerce, sono solo un aspetto. Nei fatti, persone e organizzazioni sono alla mercé di chiunque abbia la volontà e i mezzi per aggredire e delinquere. La rete fornisce ai malintenzionati uno strumento poderoso per affari criminali e per azioni di terrorismo. Si guarda in primo luogo al cybercrimine, così come ai cyberattacchi di tipo politico o militare. Ma anche il cyberbullismo – un termine in fondo troppo blando per definire attacchi che spesso hanno conseguenze letali – è una realtà enormemente diffusa e troppe persone che si considerano normali ne fanno uso non tanto per esprimere le proprie idee, il che sarebbe auspicabile e legittimo, ma per aggredire altri o altre nel modo più odioso. Si tocca qui il tema delle falsità, dell’aggressione, delle diffamazioni. Difendere queste azioni equivale a sostenerle e il problema è che reprimerle sembra a molti un attacco alle libertà personali. Il mondo su questo è assai confuso, ma occorre trovare il limite e farlo rispettare.

Ci si interroga poi sull’intelligenza artificiale in esponenziale sviluppo, al punto che i più grandi imprenditori del digitale hanno sentito il bisogno di lanciare segnali d’allarme. Nelle imprese le tecnologie digitali stanno generando una rivoluzione produttiva sia nelle attività “manuali” sia in quelle “intellettuali”. Da tempo si dibatte sulle prospettive di questa rivoluzione in direzioni diverse. Le macchine sostituiranno più lavoro di quanto ne creano o si limiteranno ad affiancarlo e potenziarlo? Si potrebbe arrivare realmente alla singolarità prevista da Ray Kurzweil, in cui pensiero umano e pensiero artificiale si equivarranno? Arriveremo a consegnare alle macchine intelligenti le chiavi della nostra esistenza?

Questi e altri sono temi su cui si dibatte e che occorre approfondire ogni giorno. Negli articoli dello Speciale molti sono affrontati, ma altri ne restano fuori, su cui in queste pagine torneremo regolarmente. Sollecitiamo, come sempre, le opinioni e le proposte di chi legge, per non perdere di vista l’obiettivo e per individuare angoli nuovi da affrontare.

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