Come un ingegnere introverso è riuscito a diventare un leader

Kasriel è cresciuto in mezzo ai computer e ha cominciato a scrivere programmi a 12 anni. In un certo senso, dice, era come i tipici figli della Silicon Valley di oggi, ma nella Parigi degli anni Ottanta. Fin dal liceo era consapevole che preferiva starsene da solo o con poche persone. Non gli viene naturale muoversi in mezzo a una folla, ma ora in quanto CEO deve partecipare a conferenze ed enormi eventi di networking. Per gestire queste situazioni si pone dei traguardi: parlare con almeno 30 persone, raccogliere 10 biglietti da visita, accordarsi per cinque incontri di approfondimento. 

Gli ci sono voluti dieci anni di lavoro per superare la percezione che un ingegnere non possa essere un grande leader. Si è impegnato a seguire progetti e acquisire conoscenze in ambiti professionali al di fuori della sua comfort zone. Ha letto molto per rifinire le sue competenze in materia di strategia, leadership e gestione delle persone (e cita una serie di titoli che ritiene tra i più influenti). Ha dedicato centinaia di ore alla formazione online e frequentato un MBA all’INSEAD, non per dare una svolta alla sua carriera o per espandere la sua rete ma per evitare gli errori che aveva visto fare ad altri imprenditori. 

Da quando è diventato CEO nell’aprile 2015, ha imparato come buona parte del lavoro consista nell’aiutare i sottoposti facendo opera di empowerment, facendoli sentire entusiasti del proprio lavoro e mettendo a loro disposizione le risorse che chiedono. Ha capito anche che quando qualcuno gli espone le sue difficoltà deve prima ascoltarlo e non vedere ogni situazione come farebbe un ingegnere, cioè come un problema da risolvere.

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