Oltre la recessione

Il 2009 non sarà un anno facile per nessuna azienda in nessun Paese. La caduta della domanda ha ovunque provocato il calo della produzione di beni e la contrazione nell’offerta di servizi, e nessun settore è rimasto immune. La stragrande maggioranza delle aziende reagisce manovrando innanzitutto la leva del taglio dei costi e, quando questi costi si riferiscono ai dipendenti, il risultato è l’aumento di disoccupazione e un ulteriore effetto drenante sulla domanda. Sono tuttora poche le imprese che reagiscono alla crisi con strategie di sviluppo, con innovazione di prodotti e processi e con diversificazioni geografiche. Indubbiamente, le strategie espansive sono difficili in questo periodo, ma è anche vero che le aziende con una buona liquidità possono oggi trovare ottime occasioni di crescita inorganica in molti settori e Paesi.In attesa di un miglioramento della situazione – e qualche segnale in marzo e aprile ha preso a emergere – vi sono comunque alcune strade da percorrere, e in questo numero vengono segnalate delle strategie di particolare interesse. L’articolo di Lay, Hewlin e Moore propone una strategia di marketing coraggiosa ed efficace: invece di adattarsi alle esigenze del cliente, sostengono gli autori, è meglio cercare di capirne un problema nascosto, e proporre in modo «provocatorio» una soluzione alla quale non si era pensato. In questo modo è possibile sbloccare dei budget rimasti congelati in attesa di tempi migliori. Il contributo di Williamson e Zeng invita le aziende a non operare solo in termini di riduzione di costi, bensì di innovazione nei costi, realizzando strategie che diano più valore ai clienti. In questo, sostengono gli autori, sono maestre le multinazionali dei Paesi emergenti, dalle quali c’è molto da imparare. Un terzo articolo, quello di Renè Stulz, tocca a sua volta un tema legato alla recessione, quello della gestione del rischio finanziario, e indica sei gravi errori alquanto comuni che è indispensabile capire ed evitare.Combattere gli effetti della recessione con strategie nuove e intelligenti è senz’altro una strada da battere, ma quella dell’innovazione resta una delle più efficaci. L’articolo di John Kao propone diverse soluzioni per approfittare delle politiche di innovazione che molti Paesi stanno ponendo in cima alla loro lista di priorità per lo sviluppo futuro. E occorre non dimenticare che una strada maestra di questo sviluppo futuro sarà certamente quella legata all’ambiente. Le imprese e i Paesi più avveduti stanno da tempo investendo in prodotti e processi più puliti e in energie rinnovabili: la strada non è né breve né facile, ma in questo settore le opportunità si stanno palesemente moltiplicando. In connessione a questo, è utile leggere l’articolo di José Gabrielli, capo della Petrobras, che si è trasformata in pochi anni da impresa fortemente inquinante a campione della protezione ambientale, con effetti decisamente positivi sulla bottom line.Due articoli toccano le sempre importanti tematiche della gestione delle risorse umane. Nalbantian e Guzzo analizzano le politiche di mobilità del management, molto diffuse nelle grandi aziende, ma non sempre bene attuate, e propongono alcune soluzioni per ottimizzare le scelte connesse. Bob Frisch discute il problema che nasce quando i gruppi di vertice non riescono a decidere e si paralizzano in sterili contrapposizioni, che il CEO di turno è poi tentato di risolvere in modo autoritario. Infine, l’articolo di Hall e Johnson rivolge un invito ai manager a non esagerare nello standardizzare e ingabbiare i processi: non sempre, sostengono, un approccio puramente scientifico è quello vincente, perché spesso la flessibilità dell’artista può dare molto di più.Gli articoli menzionati sono, come sempre, arricchiti da eccellenti commenti. Hanno scritto in questo numero Yves Di Benedetto, Paolo Cervini, Walter G. Scott, Maria Grazia Filippini, Piercarlo Gera, Guido Di Stefano, Paolo Bonelli e Massimo Ambanelli.Buona lettura!

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