SISTEMA ITALIA

I costi diffusi, e spesso nascosti, del terrorismo

La minaccia terroristica ormai pervade le nostre esistenze. Il succedersi, sempre più frequente, degli attentati ha portato a una modificazione profonda degli stili di vita di tutti i cittadini dei Paesi occidentali, da una parte e dall’altra dell’Atlantico. I media, al di là delle notizie di cronaca quando avviene un attentato, ne parlano relativamente poco. E tuttavia il terrorismo ha comportato dei costi economici e sociali molto rilevanti.

Sul piano economico, i massicci investimenti nelle strutture di controllo e difesa hanno assunto una dimensione molto importante. E il mutamento di molti comportamenti degli individui a seguito degli attentati ha anch’esso provocato effetti economici di grande rilievo. Ma ciò che è soprattutto cambiato è l’atteggiamento dei singoli cittadini, sino a mutare in misura sempre più percepibile l’approccio alla vita di tutti i giorni.

Ciò vale anche per la popolazione italiana, benché l’intensificarsi degli atti terroristici abbia per ora hanno riguardato Paesi diversi dal nostro, che sono però a noi vicini, e non solo geograficamente. Anche nella nostra penisola, dunque, il terrorismo ha intimorito molti, in tutte le categorie sociali. In modo così intenso e profondo da avere portato alcuni a modificare, talvolta anche sostanzialmente, le proprie abitudini di vita, adottando, spesso inconsciamente, misure prudenziali o mutando almeno in parte comportamenti consolidati.

E’ ciò che emerge da un recente sondaggio realizzato dall’Istituto Eumetra Monterosa, che ha intervistato un campione rappresentativo degli italiani con oltre 17 anni di età. Si rileva come addirittura l’83% degli intervistati, che rappresentano dunque la grandissima maggioranza della popolazione, si dichiari intimorito per l’escalation di violenza terroristica. Di converso, solo una quota minoritaria, il 17%, afferma invece di non essere per nulla spaventato.

I più giovani risultano, forse comprensibilmente, più “coraggiosi” (o, secondo qualcuno, più incoscienti) e meno spaventati dalla minaccia terroristica. Ciò accade in misura ancora più accentuata per chi si trova nella condizione di studente. Chi è più anziano di età, viceversa, appare maggiormente colpito, così come coloro che abitano nei comuni di maggiori dimensioni. Più spaventate risultano le donne, in particolare le casalinghe. Sul piano delle professioni esercitate, infine, si mostrano più impauriti coloro che svolgono lavori di standard più elevato, con una accentuazione tra chi ha una occupazione indipendente.

L’ansia per gli attentati ha generato in qualcuno una concreta modifica di alcune abitudini o modi di vivere. Afferma apertamente di avere agito in questo senso il 4% del campione intervistato (ma è ragionevole pensare che anche molti tra quanti non lo ammettono esplicitamente abbiano, magari inconsapevolmente, mutato qualche comportamento). Non è una percentuale modesta o irrilevante, come si potrebbe pensare, specie se si pensa che corrisponde nella popolazione (e pur tenendo presente il margine di errore statistico presente in tutti i sondaggi) a circa due milioni di persone. Una quantità enorme di cittadini, dunque, costretta dal succedersi degli attentati a cambiare la propria vita. Risultano averlo fatto di più da un verso le persone di età lavorativa “centrale” e dall’altro i più anziani. Con una particolare accentuazione, ancora una volta, tra chi risiede nei centri urbani di maggiori dimensioni e, specialmente, tra gli imprenditori e i liberi professionisti, forse anche in relazione al fatto che queste categorie sono abituate a viaggiare relativamente spesso, anche all’estero. Non a caso, il “viaggiare meno” risulta tra le dichiarazioni più comuni quando si domanda quali comportamenti sono stati effettivamente mutati. Ma, ancor più, spicca la minor frequenza di contesti affollati e di luoghi pubblici in generale.

Insomma, per molti italiani, così come per i cittadini di diversi altri Paesi, il timore di essere coinvolto in atti terroristici comporta una sia pur parziale rinuncia alla socialità diffusa e alla partecipazione collettiva. E, in generale, l’angoscia di attentati coinvolge, anche nel nostro Paese, la grande maggioranza dei cittadini. Una situazione insostenibile, che richiede un deciso intervento delle autorità preposte, a livello nazionale e internazionale (ad esempio, europeo), sia per migliorare le nostre difese, sia per combattere più efficacemente la crescente minaccia terroristica. Che, purtroppo, ha già raggiunto uno dei suoi obiettivi: instillare la paura tra i cittadini. Oltre che comportare un costo economico di grande rilievo.


Renato Mannheimer, sociologo, Eumetra Monterosa.

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