Progettare innovazioni inverse

Progettare innovazioni inverse

Le multinazionali cominciano a cogliere la logica dell’innovazione inversa: i prodotti vengono progettati inizialmente per i consumatori dei Paesi a basso reddito e poi trasformati in proposte dirompenti per i mercati sviluppati. Ma finora le aziende che sono riuscite a metterla in pratica con successo si contano sulle dita di una mano. In questo articolo un professore di ingegneria al MIT e uno di management della Tuck School of Business ci spiegano il perché. Dopo tre anni di ricerca su progetti di innovazione inversa hanno concluso che l’ostacolo principale è la mentalità degli sviluppatori di prodotto.

I progettisti occidentali, che solitamente creano prodotti seguendo metodologie consolidate nel tempo, faticano a superare le limitazioni e a sfruttare le libertà che caratterizzano i mercati emergenti. Tendono a cadere in trappole mentali molto diffuse che impediscono di sviluppare innovazioni inverse: collegare segmenti di mercato a prodotti esistenti, abbassare il prezzo eliminando alcune funzioni, non analizzare esaustivamente tutti i requisiti tecnici, trascurare alcuni portatori di interesse e rifiutare di credere che prodotti creati per i mercati a basso reddito possano riscuotere interesse a livello globale.

La ricerca ha permesso di evidenziare che le aziende possono evitare queste trappole seguendo cinque principi di progettazione. Lo dimostra il successo di diversi nuovi prodotti, tra i quali la Leveraged Freedom Chair, sedia a rotelle a basso costo compatibile con i terreni accidentati tipici dei luoghi carenti di infrastrutture: la versione modificata è sbarcata come un tornado nei mercati occidentali.

 

Titolo originale: “Engineering Reverse Innovations”, HBR, July-August 2015.

 

 

 

 

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