L’era dell’ iper-specializzazione

di Thomas W. Malone, Robert J. Laubacher, Tammy Johns

01 Luglio 2011

Sin dal 1776, quando Adam Smith descrisse il modo in cui la divisione del lavoro avrebbe potuto stimolare il progresso economico, il lavoro è stato sempre più spezzettato in mansioni più ridotte e portate a termine da lavoratori sempre più specializzati. Oggigiorno, però, con l'espandersi del lavoro intellettuale e i progressi tecnologici, siamo entrati in un'era di iper-specializzazione: il lavoro che prima veniva fatto da una persona sola viene suddiviso in pezzetti più specializzati e svolto da più persone, consentendo di migliorare qualità, velocità e costi.Per esempio TopCoder, start up che si occupa di software, divide i progetti IT dei suoi clienti in porzioni minime e le propone alla sua community mondiale di sviluppatori sotto forma di sfide competitive. Gli sviluppatori aspirano a comparire nella graduatoria dei “top coder” dell'azienda, che garantisce la qualità dei prodotti vincitori finali. Un'azienda di nome CastingWords produce trascrizioni di file audio affidando il lavoro a collaboratori lontani che si occupano della trascrizione simultanea: molte mani fanno un lavoro (estremamente) veloce. L'organizzazione no profit Samasource fornisce lavoro di inserimento dati a persone che vivono ai margini nei Paesi in via di sviluppo, dove lavoretti che richiedono pochi minuti per essere svolti e vengono pagati pochi centesimi danno ai lavoratori una spinta economica e fanno risparmiare molto ai clienti.I manager che vogliono sfruttare al massimo le possibilità offerte dall'iper-specializzazione devono imparare come si fa a suddividere nel modo ottimale il lavoro intellettuale in mansioni separate, a trovare lavoratori specializzati, a garantire la qualità del lavoro svolto e ad integrare i singoli pezzi in un prodotto unico finale. Allo stesso tempo, aziende e governi devono essere consapevoli dei pericoli potenziali che porterà con sé questa nuova era: “sfruttatori digitali” e altre forme di sfruttamento del lavoro; schemi nefandi che si celano dietro la parcellizzazione dei compiti; un lavoro che diventa noioso e perde di significato; un'aumentata sorveglianza elettronica dei lavoratori. Tutti elementi che gli autori ritengono potrebbero essere migliorati da regole e pratiche globali e da una nuova forma di “associazionismo” che fornisca ai lavoratori un senso di community e un sostegno per lo sviluppo professionale.Titolo originale The Age of Hyperspecialization, Luglio-Agosto 2011

prezzo 5,00

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