L’era dell’ iper-specializzazione

Sin dal 1776, quando Adam Smith descrisse il modo in cui la divisione del lavoro avrebbe potuto stimolare il progresso economico, il lavoro è stato sempre più spezzettato in mansioni più ridotte e portate a termine da lavoratori sempre più specializzati. Oggigiorno, però, con l'espandersi del lavoro intellettuale e i progressi tecnologici, siamo entrati in un'era di iper-specializzazione: il lavoro che prima veniva fatto da una persona sola viene suddiviso in pezzetti più specializzati e svolto da più persone, consentendo di migliorare qualità, velocità e costi.Per esempio TopCoder, start up che si occupa di software, divide i progetti IT dei suoi clienti in porzioni minime e le propone alla sua community mondiale di sviluppatori sotto forma di sfide competitive. Gli sviluppatori aspirano a comparire nella graduatoria dei “top coder” dell'azienda, che garantisce la qualità dei prodotti vincitori finali. Un'azienda di nome CastingWords produce trascrizioni di file audio affidando il lavoro a collaboratori lontani che si occupano della trascrizione simultanea: molte mani fanno un lavoro (estremamente) veloce. L'organizzazione no profit Samasource fornisce lavoro di inserimento dati a persone che vivono ai margini nei Paesi in via di sviluppo, dove lavoretti che richiedono pochi minuti per essere svolti e vengono pagati pochi centesimi danno ai lavoratori una spinta economica e fanno risparmiare molto ai clienti.I manager che vogliono sfruttare al massimo le possibilità offerte dall'iper-specializzazione devono imparare come si fa a suddividere nel modo ottimale il lavoro intellettuale in mansioni separate, a trovare lavoratori specializzati, a garantire la qualità del lavoro svolto e ad integrare i singoli pezzi in un prodotto unico finale. Allo stesso tempo, aziende e governi devono essere consapevoli dei pericoli potenziali che porterà con sé questa nuova era: “sfruttatori digitali” e altre forme di sfruttamento del lavoro; schemi nefandi che si celano dietro la parcellizzazione dei compiti; un lavoro che diventa noioso e perde di significato; un'aumentata sorveglianza elettronica dei lavoratori. Tutti elementi che gli autori ritengono potrebbero essere migliorati da regole e pratiche globali e da una nuova forma di “associazionismo” che fornisca ai lavoratori un senso di community e un sostegno per lo sviluppo professionale.Titolo originale The Age of Hyperspecialization, Luglio-Agosto 2011

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