Uber: Travis Kalanick è finalmente un leader!

Dopo mesi di crisi ai vertici della mega compagnia di car sharing, il co-fondatore, nonché amministratore delegato di Uber, Travis Kalanick, ha finalmente colpito nel segno.  Ha affrontato i suoi dèmoni e ha fatto la cosa giusta, rinunciando al posto di amministratore delegato. Le sue dimissioni hanno chiaramente messo a nudo la vera leadership e ci si augura che la società da 68 miliardi di dollari possa concedersi una pausa e fare un respiro profondo, riacquistare la calma e concentrarsi sulla crescita commerciale, anziché focalizzare la propria attenzione sull’indesiderabilità del leader che gestisce una società disfunzionale.

Sebbene questa opportunità di attuare un rilancio di Uber possa richiedere più tempo di quanto la maggior parte degli attori coinvolti preferirebbe o vorrebbe, sarà comunque un’occasione unica ed eccellente per Uber e per i direttori generali della comunità imprenditoriale in senso lato per imparare alcune lezioni di leadership estremamente preziose e di facile attuazione.

 
Lezione #1. Nessuna persona è più grande della società

Nel caso di Uber, la “sindrome del fondatore”, ovvero l’eccessivo potere ed influenza che questa figura detiene ha imposto il suo tributo a danno della società, nonostante vi siano stati anche alcuni aspetti positivi nella leadership di Kalanick. Tuttavia se, da un lato, il suo intuito imprenditoriale, la sua audacia e il suo comportamento aggressivo, messi in campo ai fini della costruzione e della crescita della società, hanno costituito, senz’ombra di dubbio, un grande punto di forza, la maniera in cui egli si è comportato per conseguirne la crescita ha rappresentato, d’altro canto, un importante punto di forza per la leadership. È sempre una questione di società e non del singolo leader.

 
Lezione #2. Un leader indesiderabile crea un’azienda disfunzionale

Un leader deve avere non soltanto una visione e una strategia per la società, ma anche la capacità di mantenere equilibrio e buon senso. Kalanick era chiaramente privo di quella che lo psicologo Daniel Goleman definisce intelligenza emotiva per essere alla guida di Uber. Non vi è dubbio che Kalanick nutrisse una grande passione per Uber, ma quanto la passione assume toni ossessivi, negativi e distruttivi, è allora che i leader si trasformano in ciò che Jean Lipman-Blumen chiama leader tossici (vale a dire leader indesiderabili, insopportabili, in quanto abusano della propria posizione) "infliggendo gravi danni ai singoli individui, gruppi [ed] organizzazioni…di cui sono a capo". L’esodo di massa da Uber dei vertici della dirigenza e di altri dipendenti sono la riprova dell’insopportabile leadership di Kalanick, lasciando l'azienda senza un leader e in un perpetuo stato di crisi. 


Lezione #3. Un leader deve disporre di un piano di successione adeguato

Un leader è spesso talmente preso dalla preoccupazione del futuro e della crescita della sua azienda da non riuscire a riflettere sulla possibilità di poter non vivere per sempre. Così, si verificano continuamente situazioni inconcepibili nelle quali può capitare che il leader si ammali, arrivando a condizioni di salute tali da non poter più dirigere o, peggio, a morire prematuramente mentre è in carica. Ad esempio, nel 2015, il 47enne David Goldberg, amministratore delegato di SurveyMonkey e marito di Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, è deceduto in occasione di uno strano quanto imprevedibile incidente. Avere a disposizione un piano di successione permetterà, con molta probabilità, di ridurre lo scompiglio e il caos che, sovente, accompagnano l'inaspettata partenza di un amministratore delegato in carica.

I leader di oggi devono praticare una leadership etica e responsabile. Certo, non possono sempre fare di testa propria. I leader vanno e vengono e, per essere realmente efficienti, dovrebbero assicurarsi in ogni modo che le società che dirigono continuino a vivere nel lungo termine. I leader possono ancora sviluppare le aziende, pur rimanendo autentici leader. Tali valori di leadership personali e professionali non si escludono reciprocamente.

 
Joseph C. Santora è un autore giramondo e multipremiato. Ha pubblicato su varie testate, tra cui la Harvard Business Review Italia, TD Magazine, Chief Executive e Global Coaching Perspectives. È professore emerito di Management presso una scuola di business in Francia e fondatore di una società di consulenza manageriale e di leadership. Può essere contattato al seguente indirizzo di posta elettronica: jcsantora@gmail.com

 

 

 

 

 

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