Tecnologia

Come cambia il lavoro per effetto dell’intelligenza artificiale? Ecco cinque scuole di pensiero

Mark Knickrehm

26 Febbraio 2018

Il futuro della forza lavoro è una delle questioni più critiche che si pongono oggigiorno ai CEO. È chiaro a tutti che l’intelligenza artificiale (AI), le analitiche dei big data e la robotica avanzata permettono alle macchine di assumersi compiti che un tempo dovevano essere svolti da persone in carne e ossa. Come si dovrebbero preparare le imprese, dal punto di vista strategico, per prosperare in questo ambiente?
Le aspettative in materia variano enormemente. Per alcuni, quasi metà di tutti i posti di lavoro che esistono attualmente negli Stati Uniti potrebbero diventare obsoleti. Altri affermano che le macchine intelligenti creeranno occupazione aggiuntiva – e nuove categorie di lavori. Altri ancora prefigurano addirittura un mondo ultra-opulento in cui il lavoro coinciderà con il perseguimento delle proprie passioni, in totale autonomia.
È necessario che le imprese conoscano a fondo il ventaglio di opinioni che si vanno sviluppando sull’argomento perché, implicitamente o esplicitamente, esse influenzeranno le modalità di creazione della forza lavoro nel prossimo futuro. E anche se i cambiamenti più profondi si verificheranno nei prossimi anni, questo problema è già centrale e pressante. Oggi le aziende prendono decisioni che incideranno enormemente sulla loro capacità di competere domani e per tutti gli anni Venti del XXI secolo.
Quasi tutte le aziende si stanno attivando per acquisire nuove capacità. In un’indagine effettuata recentemente da Accenture (“Reworking the Revolution”, pubblicata il 23 gennaio) su 1200 senior leader di tutto il mondo, il 75% ha riferito di aver accelerato gli investimenti in AI e in altre tecnologie intelligenti. E il 72% ha dichiarato di aver risposto a un’esigenza competitiva che richiede nuovi strumenti per restare al passo con i concorrenti, aumentando la produttività e trovando nuove fonti di crescita. Alcune aziende si stanno trasformando in “imprese intelligenti”, nelle quali tutti i processi sono digitalizzati, le decisioni sono guidate dai dati e le macchine fanno il grosso del lavoro – sia sul piano fisico sia sul piano cognitivo.
Dunque c’è moltissimo in gioco nel dibattito sulla produttività e sull’occupazione. I leader devono capire i termini del dibattito e predisporsi a fare domande difficili: di quali nuove competenze abbiamo bisogno? Come dovremmo organizzarci? Come possiamo coinvolgere i dipendenti, in modo da creare benefici per tutti? Un’ampia ricerca ci ha consentito di identificare cinque scuole di pensiero.

I distopici
Posizione: L’uomo e le macchine sono impegnati in una lotta darwiniana che le macchine vinceranno. I sistemi di AI svolgeranno compiti di livello medio-alto, mentre i robot svolgeranno attività di routine che richiedono competenze limitate. La conseguenza sarà una disoccupazione di massa, accompagnata dal crollo dei salari e da uno stravolgimento del sistema economico. La caduta dei salari avrà conseguenze drammatiche soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, dove i consumi pesano rispettivamente per il 56% e il 69% del PIL, rendendo praticamente obbligatorie nuove forme di sostegno alle famiglie, come il reddito di cittadinanza.

Gli utopisti
Posizione: Le macchine intelligenti si approprieranno di quasi tutto il lavoro, ma il risultato sarà una ricchezza senza precedenti anziché il declino economico. Nei prossimi due decenni l’AI e la capacità di elaborazione continueranno a migliorare, fino a raggiungere “la singolarità” - la condizione, finora solo ipotetica, in cui le macchine saranno in grado di emulare pienamente i meccanismi del cervello umano. Il nostro cervello verrà “scannerizzato e “scaricato” sul computer, e miliardi di cervelli umani replicati gestiranno quasi tutto il lavoro cognitivo, mentre i robot faranno il “lavoro sporco”. L’output economico potrebbe raddoppiare ogni tre mesi. La singolarità potrebbe creare addirittura un mondo in cui il lavoro umano non serve più, il reddito universale copre i bisogni primari e le persone applicano il proprio talento a progetti artistici e sociali.

Gli ottimisti della tecnologia
Posizione: La crescita verticale della produttività è già iniziata, ma non viene incorporata nei dati ufficiali perché le aziende stanno ancora cercando di capire come le tecnologie intelligenti possono modificare il loro modo di operare. Quando sfrutteranno appieno le tecnologie intelligenti, l’esplosione della produttività darà luogo a un bonus digitale – che porterà sia crescita economica sia miglioramenti degli standard di vita non calcolati nel PIL, come il surplus per i consumatori (derivante da prodotti migliori e meno cari) e il valore delle applicazioni e delle informazioni gratuite. Ma se i trend in atto resteranno invariati, il bonus non verrà distribuito equamente e molti posti di lavoro verranno eliminati. Per evitare effetti negativi sul reddito e sull’occupazione, si dovrà investire in educazione e in formazione, oltre che in tecnologia.

Gli scettici della produttività
Posizione: nonostante il potenziale delle tecnologie intelligenti, gli incrementi di produttività a livello nazionale saranno modesti. L’invecchiamento della popolazione, le diseguaglianze nei redditi e i costi legati al cambiamento climatico sono forze negative che non freneranno la crescita del PIL. Non c’è dunque molto da fare se non mettere in conto una crescita stagnante nei Paesi avanzati.

I realisti ottimisti
Posizione: la digitalizzazione e le macchine intelligenti possono indurre incrementi di produttività non inferiori a quelli generati da ondate tecnologiche precedenti. La produttività crescerà rapidamente in certi settori e nelle aziende ad alta performance. Si creeranno nuovi posti di lavoro, ma le tecnologie intelligenti potrebbero esasperare i trend degli ultimi decenni, che hanno visto crescere sia la domanda di lavoratori ad alta qualificazione, sia di quelli a bassa qualificazione, il cui lavoro può essere facilmente automatizzato, mentre è crollata la domanda di lavoratori a media qualificazione. In assenza di soluzioni facili, occorre approfondire le ricerche sulla relazione effettiva tra produzione, occupazione e salari per individuare risposte efficaci.

Tre azioni per influenzare il futuro
Non avendo la sfera di cristallo, non possiamo sapere cosa potrebbe accadere da qui a dieci anni. Ma sappiamo che i leader aziendali devono agire oggi per preparare i loro dipendenti alle nuove “imprese intelligenti”. Le nostre ricerche e la nostra esperienza mettono in luce tre imperativi critici:

Usate la tecnologia per migliorare le competenze umane e reinventare i modelli operativi. Le aziende che guardano al di là della sostituzione della manodopera con le macchine e dei risparmi di costo avranno ritorni molto più elevati. Per esempio, una nuova generazione di robot adattivi può operare in tutta sicurezza accanto agli operai, facendosi carico dei lavori più difficili e più tediosi. Nella fabbrica BMW di Spartanburg, South Carolina, i robot installano le guarnizioni sigillanti delle porte, un lavoro lungo e noioso per gli operai. Questa soluzione accelera la linea di montaggio, migliora la qualità e lascia agli operai più tempo da dedicare a compiti più complessi. I ricercatori stimano che l’uso dei robot adattivi possa ridurre del 25% il tempo sprecato in compiti a basso valore aggiunto. Le indagini sul clima interno dimostrano che gli operai hanno opinioni più favorevoli sui nuovi robot, che considerano preziosi aiutanti. Fuori dalla fabbrica, le imprese usano l’AI per sgravare i dipendenti dalle attività di routine e fornire loro nuovi strumenti analitici per migliorare l’esperienza del cliente e scoprire nuove possibilità per prodotti, servizi e modelli di business che promuovono la crescita.

Cogliete l’occasione per ridefinire le mansioni e ripensare la progettazione organizzativa. Le aziende non possono ottimizzare i propri investimenti se conservano le stesse vecchie job description e le stesse vecchie strutture organizzative. I dirigenti dovrebbero valutare i compiti da svolgere, stabilire quali verranno trasferiti alle macchine e poi riconfigurare le mansioni aggiungendo nuovi compiti o creando ruoli completamente diversi che dovranno gestire tecnologie intelligenti. Un operaio di fabbrica, per esempio, potrebbe essere addestrato a gestire dei robot. Anche i sistemi di AI hanno bisogno dell’aiuto umano per addestrare e correggere algoritmi, e per revocare il giudizio fallibile delle macchine. Per esempio, in Stitch Fix, un’azienda che vende online agli abbonati capi di abbigliamento personalizzati, 3400 stilisti umani lavorano con un motore di raccomandazione guidato dall’AI per dare suggerimenti specifici ai clienti. Le macchine assicurano agli stilisti la velocità di cui hanno bisogno per essere produttivi e gli stilisti mettono a disposizione la soggettività aggiuntiva che occorre per migliorare le raccomandazioni (e diminuire i resi). Per funzionare efficacemente, l’impresa intelligente dovrebbe avere un’organizzazione non-gerarchica, in cui i dipendenti collaborano trasversalmente ai silos funzionali e operativi. Ciò le permette di agire rapidamente sulla base delle indicazioni generate dalle macchine che elaborano enormi masse di dati e di dedicare il talento delle risorse umane all’analisi dei problemi, alla sperimentazione, all’iterazione e all’applicazione delle soluzioni sul mercato.

Coinvolgete i dipendenti nella costruzione dell’impresa intelligente. Per realizzare l’equilibrio giusto tra investimento in tecnologie intelligenti e conservazione dei business in essere, le aziende devono chiedere aiuto ai dipendenti. Nella nostra ricerca citata in precedenza, abbiamo scoperto che i lavoratori sono molto più disposti di quanto non credono i datori di lavoro a padroneggiare nuove tecnologie. Vogliono imparare nuove competenze, anche perché sanno che ne avranno bisogno per mantenere il posto di lavoro. Gli investimenti in tecnologia e in formazione aiuteranno le aziende ad adottare senza problemi il modello dell’impresa intelligente. Quelle che lo faranno batteranno i concorrenti perché libereranno i talenti umani che le macchine non sono ancora in grado di eguagliare e che sono essenziali per la crescita - creatività, empatia, comunicazione, adattabilità e problem-solving. «Poiché automazione di base e apprendimento delle macchine diventeranno delle commodity», dice Devin Fidler, research director dell’Institute for Future, «le competenze esclusive degli esseri umani saranno ancora più preziose».

IL DIBATTITO su tecnologia e occupazione continuerà a imperversare. I leader aziendali devono seguirlo - e prendervi parte. E servono molte più ricerche per capire a fondo le implicazioni delle tecnologie intelligenti sul lavoro. Nel frattempo, le aziende che sapranno prepararsi adeguatamente si metteranno in condizione di prosperare in questa nuova era ricca di promesse.

Mark Knickrehm è Group Chief Executive di Accenture.

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