Riprogettare il knowledge work

  • di Martin Dewhurst, Bryan Hancock e Diana Ellsworth


  • Risorse Umane e Organizzazione


Oggi il vantaggio competitive viene sempre di più dal particolare, e difficilmente riproducibile, know-how di un’azienda: i suoi più preparati knowledge workers. Sono professionisti di talento e ben pagati, come gli ingegneri, i venditori, gli scienziati o i medici. Il problema è che in molte industrie c’è carenza di queste figure professionali, una situazione che minaccia di peggiorare.

In quest’articolo, gli autori esaminano come le aziende possono ridefinire il lavoro dei loro esperti, trasferendo alcuni compiti a persone con minore specializzazione dentro o fuori l’organizzazione, ed entrando in partnership con fornitori esterni per lavori che richiedono poche competenze e hanno scarsa rilevanza strategica.

Riprogettare le mansioni così che i preziosi esperti vengano lasciati liberi per eseguire il lavoro che solo loro possono fare comporta quattro passi fondamentali: identificare il divario tra i talenti disponibili e le esigenze future; creare job-description basate sulle competenze in aree dove c’è carenza di talenti; scegliere tra opzioni diverse per colmare il gap di competenze; e ridefinire i processi di gestione dei talenti e delle conoscenze per favorire il nuovo modo di pensare.

Le ricerche e le esperienze degli autori (di McKinsey) mostrano che riprogettare i lavori in questo modo rende possibile aiutare le aziende non solo ad affrontare la carenza di talenti, ma anche a ridurre i costi e aumentare la soddisfazione sul lavoro.

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