ECONOMIA CIRCOLARE

Come la logistica inversa potrebbe resuscitare il servizio postale in declino

Anche se Governi e istituzioni di ricerca stanno prendendo in maggiore considerazione le prospettive rigeneratrici dell’economia circolare, servono ancora delle soluzioni efficienti. Un’occhiata superficiale ai numeri mostra evidenze insostenibili e preoccupanti. Si stima che entro il 2030 la domanda globale dei consumatori richiederà le risorse di due Terre. Per creare un’economia circolare in grado di soddisfare tale domanda, a fronte della scarsità di risorse, non basta ricavare dei prodotti dalla plastica riciclata o costruire case e uffici sostenibili. L’economia circolare richiederà un sistema di recupero esteso all’intera società, che dovrà coinvolgere tutte le parti in causa.
Uno dei problemi più complessi per la gestione di un’economia circolare è la logistica inversa, una delle componenti più critiche di questo modello. Per far passare l’economia circolare dalla teoria alla pratica, bisogna capire come gestire il recupero degli scarti – che potrebbero includere un po’ di tutto, dai telefoni cellulari agli imballaggi e alle stampanti a getto d’inchiostro – generati da miliardi di case e di consumatori, e come re-immetterli nel pool globale delle risorse in modo da catturarne il valore residuale e ritrasformarli in una risorsa. Tra le tante esigenze della logistica inversa ricordiamo, a titolo di esempio, la rilevazione degli asset, il recupero dei materiali, lo smantellamento e il trattamento dei rifiuti tossici. Vista la complessità dei dettagli, la progettazione della logistica inversa e la gestione dell’economia circolare saranno alcuni dei sistemi più raffinati, a livello concettuale, che la società moderna possa mai creare.
Oggi, molti prodotti riciclabili beneficiano già di una implementazione efficiente della logistica inversa tramite i sistemi di raccolta differenziata dei comuni, che hanno costituito delle partnership con aziende e impianti specializzati nel riciclo. Tra le risorse riciclabili già pienamente coinvolte in questo processo ci sono il vetro, il cartone, la carta da ufficio, e materie plastiche di uso quotidiano come il polietilene (PET) e il polipropilene (PP), ma il recupero di piccoli dispositivi elettronici, elettrodomestici e indumenti resta ancora un problema.
Per questi prodotti, abbiamo studiato dei modelli prescrittivi e induttivi, allo scopo di risolvere i problemi che pongono nella gestione dell’economia circolare. Nel presente articolo esaminiamo la possibilità di integrare i servizi postali nazionali nella logistica inversa per aiutare un’economia circolare a funzionare in modo ottimale. I servizi postali nazionali sono forze con cui bisogna fare i conti. Per esempio, negli Stati Uniti, si spediscono circa 465 milioni di lettere e stampe al giorno (United States Postal Service, 2010). L’economia circolare trasformerà il nostro modo di vivere; per arrivare a quel traguardo, gli agenti della società devono ragionare in un’ottica che va al di là dell’innovazione incrementale. Senza disconoscere i meriti e i valori dell’innovazione incrementale, ridefinire la finalità dell’infrastruttura distributiva di un servizio postale nazionale è un approccio più sistemico in direzione dell’economia circolare.
Oltre all’idea che i servizi postali si possano ottimizzare per l’economia circolare, l’altra ragione per cui andrebbero esaminati ai fini della creazione di un circuito completo è che danno accesso al consumatore. Oggi come oggi, il comportamento dei consumatori crea un vuoto nell’economia circolare perché é il consumatore che controlla la destinazione finale un prodotto. Il consumatore va considerato un agente importante dell’economia circolare, perché uno degli aspetti più problematici della fase di recupero si determina proprio al suo livello. Spesso le discussioni sulla compatibilità ambientale dei prodotti e sulla responsabilità allargata del produttore non tengono conto di questa destinazione finale per quanto riguarda i prodotti e gli scarti di più piccole dimensioni; anche se un prodotto è compostabile, riciclabile o riutilizzabile, il consumatore può sempre anteporre la comodità al rispetto dell’ambiente mandandolo dritto in discarica anziché laddove se se ne potrebbe massimizzare l’utilità. Quando occorrono dei punti di consegna per facilitare la scelta ambientalista dei consumatori, la “fatica” di separare quei rifiuti e di portarli al punto di consegna prevale quasi sempre sulla comodità di gettarli nel contenitore dell’indifferenziata, dove verranno raccolti una o due volte alla settimana dai camion dell’immondizia.
Prima di presentare un modello induttivo di utilizzo dei servizi postali come step evolutivo e risolutivo dell’economia circolare, esaminiamo i programmi logistica inversa impiegati attualmente nei servizi postali e nelle aziende di recapito e logistica.

Logistica inversa nei servizi postali
I servizi postali hanno già tentato di usare le proprie reti a fini ambientali e di sostenibilità, ma sempre all’interno di parametri rigidi e limitati. Quattro esempi documentati possono chiarire il nostro discorso. Negli Stati Uniti, un’iniziativa che va in questa direzione è il programma di eliminazione della posta inviata per le campagne di sensibilizzazione di massa. Un apposito contenitore viene messo a disposizione dei clienti che prendono in affitto le caselle postali per consentire loro di smaltire direttamente la posta ricevuta nelle campagne di direct mailing e per facilitarne il riciclo. I limiti di questo programma sono evidenti: si applica solo a coloro che affittano le caselle e vanno a ritirare la corrispondenza all’ufficio postale. Inoltre, l’ufficio postale medio mette a disposizione da 25 a 100 caselle. Tenuto conto del numero strabocchevole di famiglie che la posta raggiunge direttamente, maggiori opportunità di raccolta esistono al di fuori dell’ufficio postale.
Un altro programma utilizzato dall’U.S. Postal Service è denominato MaxBack: si tratta di una partnership con Environmental Reclamation Services(ERS)/Clover Environmental Solutions, un terzista globale specializzato nella logistica inversa. MaxBack fornisce ai consumatori buste preffrancate per la spedizione e li paga per farsi consegnare i piccoli dispositivi elettronici che non vogliono più. Pur essendo un programma più che valido che offre incentivi e comodità al consumatore, MaxBack non si può estendere ad apparecchiature elettroniche di maggiori dimensioni come i monitor dei computer e i televisori a schermo piatto, i quali contengono peraltro materiali utili per l’economia circolare, anche se hanno esaurito lo la loro vita utile.
In Giappone, il mercato delle cartucce da stampa ha collaborato con il servizio postale per lanciare il progetto Ink Cartridge Satogaeri (Ritorno a casa). Aziende come Canon, Dell, Hewlett-Packard Japan e Lexmark International posizionavano già dei raccoglitori di cartucce esauste nei negozi di elettronica, ma il numero di cartucce rese era insoddisfacente. Il progetto Ink Cartridge Sagatoeri mirava a utilizzare gli uffici postali e ad accrescere il numero di punti di raccolta delle cartucce esaurite. I risultati hanno dimostrato che l’utilizzo degli uffici postali come punti di raccolta è basso. Secondo uno degli amministratori del progetto, nel primo anno, i 3638 punti di raccolta aggiuntivi creati negli uffici postali hanno prodotto un tasso di raccolta del 10%, a cui ha fatto seguito un tasso di crescita stimato intorno al 10%. (JPO, 2010). I dati relativi al Regno Unito sono altrettanto modesti, con un tasso di recupero vicino al 15% (Printer Cartridges, 2016).
Anche il Governo del Giappone ha concentrato alcuni dei suoi progetti di sostenibilità sull’utilizzo dell’ufficio postale per il recupero dei materiali di scarto. Ha un programma di raccolta dei personal computer e di componenti accessori come le tastiere e i cavi di connessione. I costi di processazione dei PC vengono divisi al 50% tra consumatori e produttori. Per i grandi elettrodomestici, come le lavatrici e le asciugatrici, il Governo ha preso atto dei limiti che comporta l’utilizzo degli uffici postali. Ha superato questo vincolo imponendo i dettaglianti di ritirare gli elettrodomestici scartati dagli utilizzatori. Dopodiché li restituivano semplicemente al produttore. L’uso della legislazione per creare programmi di restituzione si è rivelato un metodo positivo per influenzare il comportamento dei consumatori e accrescere il riciclaggio degli elettrodomestici.
Nel settore privato, alcune aziende di logistica e recapiti stanno già guardando al futuro e cominciano a includere nei loro servizi la logistica inversa. Per esempio, nel Regno Unito, in India, in Canada, negli Stati Uniti in altri paesi, l’azienda di recapiti e logistica Deutsche Post DHL Group mette a disposizione servizi come la disinstallazione delle apparecchiature usate; la gestione, la selezione e la verifica dei resi; e la fornitura di dati sul volume dei resi. I servizi offerti da DHL spiegano molto bene come una rete capillare di consegna e distribuzione - paragonabile a quella dei servizi postali nazionali - possa assumere un ruolo determinante per la realizzazione dell’economia circolare.
Queste strategie del passato insegnano a integrare nell’economia circolare i servizi postali nazionali e le aziende private di recapito e logistica. Si spera che, grazie al comodo sistema di raccolta e consegna porta a porta che caratterizza il servizio postale, i tassi di recupero degli scarti possano migliorare, a fronte della riduzione del numero di articoli riutilizzabili che finiscono in discarica. Per valutare l’assimilazione del servizio postale nell’economia circolare sono stati creati tre modelli induttivi. I modelli induttivi vengono preferiti ai modelli deduttivi perché sono più adatti a risolvere problemi concreti di gestione dell’economia circolare con raccomandazioni applicabili e azionabili. I modelli deduttivi hanno il loro posto nella teoria, ma occorre sottolineare che il ragionamento deduttivo opera con un approccio “top-down” - da una prospettiva generale a un problema specifico. Il flusso logico è il seguente: teoria-ipotesi-osservazione-conferma. Nel paragrafo successivo esamineremo i dettagli dei modelli.

Modello-base: il servizio postale come agente di raccolta
Nel modello-base, il servizio postale si potrebbe espandere per eliminare l’obbligo dei consumatori di attendere buste preaffrancate o di portare i piccoli dispositivi elettronici all’ufficio postale o altri rifiuti, come gli indumenti, negli appositi raccoglitori. Il vettore postale può effettuare il recupero di quegli oggetti e portarli direttamente al centro locale o regionale di smistamento per suddividerli e spedirli ai vari produttori o ai vari impianti di recupero. Una volta arrivati a destinazione, gli oggetti e i prodotti verranno riutilizzati, ricostruiti, ricondizionati o riciclati.

Dal modello-base al modello globale di logistica inversa
Si potrebbe immaginare che il servizio postale si faccia carico di una funzione aggiuntiva, ossia integrare il recupero e lo smantellamento degli articoli resi per estrarne componenti e materiali riutilizzabili, ricostruibili o riciclabili. Ma naturalmente il servizio postale dovrà analizzare la sostenibilità economica e finanziaria di questo processo aggiuntivo, e valutarne le implicazioni per l’efficienza, specie in termini di costo. Il recupero delle risorse non si può effettuare interamente in un solo posto per dei problemi infrastrutturali, e per l’indisponibilità di strutture in grado di raccogliere e smantellare i prodotti, immagazzinare e riconsegnare i componenti ad aziende o a impianti che ne cureranno il riutilizzo. Il processo di recupero dei metalli preziosi può essere molto costoso, e richiede perciò un grosso investimento. Quanto ai rifiuti elettronici, i prodotti eliminati possono contenere elementi pericolosi da trattare in condizioni di sicurezza. Per questa ragione, sarà sempre necessaria una collaborazione globale per il trattamento finale di piccoli dispositivi elettronici complessi come i circuiti stampati e gli smartphone.
In questo modello, il processo può funzionare così: il servizio postale contribuisce alla raccolta dei prodotti eliminati e cura una parte dello smantellamento, ma la struttura dei costi e dei ricavi dev’essere finanziariamente sostenibile. Queste attività tipiche dell’economia circolare possono ridurre i livelli di trasporto di vari articoli grazie alla maggiore vicinanza dei centri di smistamento ai punti di raccolta; i centri di smistamento serviranno aggregati di quartieri, cittadine e contee, o intere metropoli. In questo modello, dopo raccolto i prodotti eliminati, invece di inviarli a un’altra struttura di pre-trattamento, gli operatori postali possono smantellarli in loco. Per esempio, un PC si potrebbe suddividere nei suoi componenti, che verrebbero preselezionati per andare nei relativi impianti di processazione.

Benefici e problemi del modello complessivo
I benefici principali dell’utilizzo del servizio postale includono una soluzione a basso costo per il miglioramento dei tassi di raccolta e di utilizzo degli articoli scartati in una vasta zona geografica. L’uso del servizio postale per la raccolta di questi prodotti recuperabili che altrimenti finirebbero in discarica è più appetibile per i consumatori rispetto ai punti di raccolta tradizionali. Anche se i modelli in parola offrono un mezzo aggiuntivo per raccogliere piccoli dispositivi elettronici e riportarli in qualche modo sul mercato, l’impatto ambientale del trasporto di questi articoli in una struttura separata di smistamento e selezione può creare emissioni di carbonio che azzerano i benefici del riciclo. Inoltre, il più grosso problema del modello è stabilire chi paga quali costi - raccolta, smantellamento, riciclaggio e ricostruzione, magazzinaggio, eliminazione e trasporto - e come ripartire ricavi e profitti generati dal riciclaggio, dalla ricostruzione e dal ricondizionamento. Inoltre, l’appoggio dei Governi sarebbe essenziale per facilitare il passaggio dei servizi postali dalla consegna della posta pura e semplice alla consegna della posta accompagnata dalla facilitazione del flusso circolare di beni e risorse.
Thomas G. Day, chief sustainability officer dello United States Postal Service, ha fatto delle osservazioni suggestive sul ruolo determinante che potrebbe assumere l’ufficio postale nell’economia circolare: «Oggi raggiungiamo quasi 153 milioni di indirizzi sei giorni alla settimana. Siamo già presenti in quelle famiglie, in quelle aziende e in quelle caselle postali; ci vuole solo un piccolo sforzo aggiuntivo per riportare indietro un prodotto non più desiderato dal cliente. Ciò vale in particolare se pesa meno di dieci libbre, come i piccoli dispositivi elettronici, le cartucce a getto di inchiostro, le pile, gli indumenti, le scarpe ecc. Anziché far partire i nostri furgoni pieni di posta e farli tornare indietro vuoti, non sarebbe meglio farli tornare indietro pieni di piccoli oggetti riciclabili? Sarebbe un utilizzo molto più efficiente degli asset.
Il servizio postale può avere un ruolo chiave come fornitore di logistica inversa per le famiglie e le piccole imprese che vogliono rimettere in circolo degli oggetti non più necessari. Il servizio postale può diventare un anello fondamentale dell’economia circolare. Anziché creare sistemi di raccolta meno efficienti in comunità di tutti gli Stati Uniti, usiamo il servizio postale per spostare oggetti riciclati, ricondizionati e riutilizzati in un modo efficiente».

Considerazioni conclusive
I commenti del CSO Thomas Day e le osservazioni sulla flessibilità e sull’evoluzione del servizio postale degli Stati Uniti indicano che si dovrebbero prendere in considerazione nuovi modelli di utilizzo dei servizi postali nazionali per l’economia circolare. Il servizio postale degli Stati Uniti ha cercato in tutti i modi di mantenere le posizioni e si è dimostrato aperto alla creazione di nuove linee di ricavi e di partnership. Per esempio, ha creato delle partnership con le aziende di recapiti e logistica United Parcel Service (UPS) e Federal Express per consegnare la posta di domenica mentre altri paesi, come il Canada, stanno pensando di eliminare del tutto il recapito porta a porta. Nello stesso tempo, la logistica inversa rimane il più grosso problema per l’economia circolare. Poiché hanno già una rete distributiva ubiquitaria, che oggi come oggi è fortemente sottoutilizzata, i servizi postali nazionali potranno essere ancora una risorsa formidabile per la società. Hanno una relazione più stretta con i consumatori, rispetto alle imprese, perché passano tutti i giorni da casa loro.
Come per tutte le altre risorse, dobbiamo chiederci cos’altro possono fare i nostri servizi postali, oltre a raccogliere e consegnare prodotti e risorse, a beneficio dell’economia circolare. Una vera economia circolare richiede una supply chain veramente integrata, che richiede a sua volta partnership e collaborazioni intersettoriali. Il modello ricostruttivo dell’economia circolare è stato documentato da altri per la capacità di alimentare la crescita economica a livello nazionale e di ridurre il rischio di esaurimento delle risorse. I modelli illustrati in questo articolo, e in particolare il modello globale, farebbero crescere certamente la nostra economia creando più posti di lavoro nel servizio postale. Ma i problemi continuano a esistere. Le nuove aree di ricerca includeranno la determinazione di politiche complementari da parte dei legislatori e la distribuzione dei costi di gestione delle attività di pretrattamento e raccolta effettuate a livello dei servizi postali.

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