L’ imperativo della crescita

La continuità dell’impresa è sotto attacco: se nel 1935 la vita media attesa di un’azienda era di 90 anni, nel 2005 si è ridotta a soli 15 anni. I sempre più frequenti shock di mercato che le imprese devono affrontare – ormai circa una ventina ogni 10 anni - hanno un impatto crescente sulle loro capacità di sopravvivenza. Come assicurarne la continuità? In questo articolo Vittorio E. Terzi della McKinsey sostiene che il principale fattore di continuità per un’azienda è la crescita, ovvero l’incremento del fatturato, che è anche condizione indispensabile (seppur non sufficiente) per la crescita dei profitti. Nella strategia d’impresa la crescita non è un’opzione, ma rappresenta una strada obbligata: alcune ricerche McKinsey dimostrano che solo crescendo le imprese possono raggiungere la leadership di mercato e catturarne i benefici relativi; al contrario, le aziende che non crescono sono a rischio di sopravvivenza pongono una seria ipoteca sul loro futuro. Diversamente da quanto abitualmente si ritiene, la crescita non si consegue solo con acquisizioni e aggregazioni, ma richiede anche intelligenti scelte di portafoglio e strategie competitive che generano extra-performance rispetto ai concorrenti. La realizzazione di queste strategie è possibile se si dispone di un mix di esperienze, competenze e capacità imprenditoriali, ovvero se in un’impresa si riescono a coniugare in modo armonico i contributi del management e del CdA. Le imprese che non sapranno dotarsi di questo mix di fattori e di una governance efficace avranno una minore capacità di controllo del proprio destino.

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