gennaio-febbraio 2018

Fare pubblicità senza eccedere

Come fare in modo di non esagerare nella personalizzazione.

Fare pubblicità senza eccedere

I dati disponibili in rete hanno grandemente potenziato le possibilità del marketing. Le persone condividono continuamente informazioni personali sui social network e i cookies tengono traccia di ogni click: questo dà alle aziende un’inedita capacità di conoscere il singolo consumatore e di inviargli messaggi pubblicitari personalizzati. Ma quando risulta invadente per le persone questa pratica può avere contraccolpi pesanti ed è quindi fondamentale capire dove fermarsi. La buona notizia è che la psicologia ci dice già molto di come si innescano le preoccupazioni per la propria privacy nei contesti offline. Insieme alla ricerca di cui stiamo parlando, questi studi evidenziano come due tecniche di targeting pubblicitario risultino generalmente poco gradite ai consumatori: l’utilizzo di informazioni ottenute su un sito altro da quello dove appare il messaggio, che è come parlare alle spalle di qualcuno, e la deduzione dalle analitiche di dati (per esempio, uno stato di gravidanza) che la persona non ha dichiarato di propria volontà. Se si evitano questi metodi, si usano i dati con giudizio, puntando ad accrescere la fiducia e la trasparenza e offrendo il controllo sui dati personali forniti, è molto più probabile che i messaggi promozionali risultino bene accetti ai consumatori e contribuiscano ad accrescerne l’interesse per un’azienda e i suoi prodotti.

All'interno dell'articolo è presente il commento di Luciano Daffarra e Iacopo Destri.

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