SISTEMA ITALIA

Il potere perverso, e nascosto, delle “fake news”

Renato Mannheimer

10 Gennaio 2018

Negli ultimi mesi se ne parla sempre di più: le “fake news” sono all’ordine del giorno anche in Italia, come in molti altri Paesi del mondo. Tanto che al tema è stata dedicata una quantità innumerevole di interventi giornalistici – ma anche scientifici - e ha finito col far parte perfino dei programmi elettorali di diverse forze politiche. Si tratta, come è noto, di notizie false o distorte ma comunicate in modo ingannevole per sembrare vere o verosimili, spesso diffuse o riprese dai social media, dai blog e dal web in generale. Sovente sono utilizzate per avvicinare e spingere i navigatori di Internet a “cliccare” un sito, in modo da aumentarne l’audience e l’afflusso. Ma di recente – e sempre di più – vengono utilizzate per influenzare in modo fraudolento le campagne elettorali o, addirittura, le politiche nazionali di vari contesti. In effetti non è sempre facile (lo confessa esplicitamente un italiano su dieci tra coloro che frequentano la rete) accorgersi della natura “fake” di una notizia: talvolta sono così bene architettate da trarre in inganno anche l’utente esperto (compresi i giornalisti che non infrequentemente le riprendono in buona fede come vere sulla carta stampata). In altri casi, sono inserite in siti di cui ci si fida a priori ove, di conseguenza, si tende a ritenere comunque vero tutto il contenuto. Ma tutti coloro che bazzicano, anche distrattamente, la rete non possono non essersi imbattuti in qualche evidente “bufala”: chi scrive ne riconosce almeno una al giorno, specialmente su Facebook (di cui sono, lo confesso, un assiduo frequentatore). Perciò è abbastanza sorprendente che, in un campione rigorosamente rappresentativo di italiani utenti della rete (sondato dall’Istituto Eumetra Monterosa di Milano, intervistando persone con più di 17 anni di età ed escludendo successivamente dall’analisi coloro – circa il 34% – che dichiarano di non navigare mai su internet) la maggioranza dichiari di non essersi più di tanto imbattuta in “fake news”. È vero che quasi metà (il 44%) afferma di averle notate “spesso” (13%) o almeno “qualche volta” (41%). Ma il resto del campione non le ha riscontrate “mai” (29%) o “quasi mai” (18%) o ammette che “è difficile capire quando una notizia è falsa” (9%). Insomma, nel nostro Paese (ma anche in molti altri) la gran parte di chi usa Internet non si accorge della presenza di “fake news” e, di conseguenza, le subisce acriticamente. Ci “casca” tranquillamente. Denunciano in misura maggiore la presenza di “bufale” gli intervistati con un titolo di studio superiore e che, al tempo stesso, abitano nei centri di minore dimensione. Nelle aree metropolitane, viceversa – specialmente tra chi esercita professioni meno remunerative, come operai e commessi e tra le persone con età tra i 25 e 34 anni – il fenomeno è percepito in misura minore, specie al Sud. Al riguardo, è interessante rilevare anche, tra gli intervistati più o meno consapevoli dell’esistenza e della pericolosità delle “fake news”, l’orientamento nelle intenzioni di voto per le prossime elezioni. Emerge infatti che all’interno dell’elettorato del Pd le “bufale” sono oggetto di maggior attenzione relativa: afferma di averle notate il 50% dei votanti. Ciò può dipendere anche dai sempre più frequenti riferimenti al fenomeno che il segretario del Pd Renzi ha pronunziato al riguardo (nel discorso conclusivo alla “Leopolda”, le ha inserite nei temi della campagna elettorale, annunciando addirittura un rapporto quindicinale sul tema). Viceversa – e questo è il dato più significativo e forse allarmante – la maggioranza (51%) di chi esprime una intenzione di voto per il Movimento 5 Stelle dichiara di rilevare poco o per nulla il fenomeno delle “fake news”. Questa circostanza può dipendere anche dal fatto che, come molti studi hanno dimostrato, i canali informativi di cui si avvale buona parte dei votanti grillini è circoscritto in buona misura agli stessi siti del Movimento o a sempre gli stessi “amici” su Facebook o Twitter, verso i quali si nutre una fiducia spesso acritica. C’è, insomma, una sorta di “bolla informativa”, con una presenza prevalente di fonti che può portare talvolta a sottovalutare il grado di veridicità delle singole notizie. In realtà, come si sa, le “fake news” esistono davvero e vengono diffuse e proposte in misura rilevante e quotidiana. Il fatto che buona parte della popolazione del nostro Paese che è connessa a internet non se ne accorga e possa essere facilmente ingannato – è grave e preoccupante. Esso indica che il fenomeno ha un suo rilievo importante e che la portata delle “fake news” nell’influenzare e condizionare l’opinione pubblica è tutt’altro che trascurabile.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 2500

Temi più seguiti

Partner center