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Il peso delle sofferenze bancarie: Italia vs. Eurozona

Il peso delle sofferenze bancarie: Italia vs. Eurozona

Nonostante l’economia italiana si accinga a chiudere in crescita per il terzo anno consecutivo, con un'espansione del Pil stimata allo 0,9% dopo lo 0,6% del 2015, permangono i dubbi sull’outlook economico che rimane fragile per una serie di motivi, il principale dei quali è quello legato al sistema bancario e, più specificamente, al pesante problema dei crediti deteriorati.

Il sistema bancario italiano é spesso definito come uno dei più deboli dell’Eurozona. In particolare, Il Monte dei Paschi di Siena (MPS) é stata la peggiore di tutte le banche di medio-grande capitalizzazione negli esercizi (i cosiddetti stress test, con i quali la Banca Centrale Europea ha valutato una serie di parametri bancari a seguito di diverse assunzioni economiche negative) che la BCE ha pubblicato a luglio dell’anno scorso. Il protrarsi dell’incertezza sul piano industriale di MPS, unito alla debolezza di altre banche medio-piccole e all'enorme quantità di crediti deteriorati che permangono nei bilanci delle banche italiane, sono un problema sia per la “salute” delle banche stesse sia per la funzione che le banche hanno nel sistema economico (quella di finanziare investimenti produttivi e consumi). 

Dei 350 miliardi di euro di crediti deteriorati, circa 200 sono crediti in sofferenza (ossia famiglie o imprese in stato di insolvenza). Solo poco più della metà del valore di questi ultimi é coperto da accantonamenti che il sistema bancario ha già fatto, mentre il prezzo medio di vendita di questi asset é stato nelle ultime operazioni all'intorno del 20%-30% del valore nominale.

Per liberarsi di questi crediti i gruppi bancari hanno in generale tre opzioni. La prima é iniziare un iter giuridico che porti alla risoluzione dei crediti in sofferenza con l’istituto finanziario che entra in possesso del collaterale, ma un processo di questo genere dura in media cinque anni. La seconda opzione  implica una vendita nell'immediato di questi crediti cartolarizzati a condizioni di prezzo sfavorevole per le banche e un conseguente accantonamento delle perdite nel bilancio bancario. Questa seconda opzione è poi spesso accompagnata da aumenti di capitale, il cui successo in condizioni di volatilità non é sempre garantito. La terza e ultima opzione consiste nel rimanere in uno stato di inerzia, attendendo che il debitore insolvente ritorni solvente o che il prezzo offerto sul mercato per queste attività si avvicini a quello che la banca ha iscritto in bilancio.

É indubbio che ognuna di queste opzioni implichi dei costi. É però altresì vero che negli ultimi mesi sono stati adottati provvedimenti legislativi atti a favorire la stabilità del sistema bancario italiano. La riforma delle banche popolari e delle casse di credito cooperativo ha già portato alla creazione del terzo polo bancario con la fusione tra Banco Popolare e  BPM; la creazione del fondo Atlante (di natura privata, ma appoggiato indirettamente dallo Stato) ha evitato il fallimento di Veneto Banca e Popolare di Vicenza;  l’introduzione di una garanzia pubblica sulla tranche senior dei crediti cartolarizzati porterà probabilmente a un aumento di qualche punto base del prezzo di mercato dei crediti deteriorati, mentre le procedure di insolvenza introdotte nel 2016 potrebbero accelerare i tempi di recupero  dei crediti deteriorati (in questo caso solo sui nuovi crediti e non su quelli già esistenti).

Nonostante questi chiari miglioramenti normativi non c’é all'orizzonte la possibilità di una soluzione bancaria sistemica, simile a quella spagnola del 2014. Il sistema bancario italiano nei prossimi anni avrà così una capacità di fuoco inferiore rispetto a quella europea nel finanziare l’economia reale e nell'accompagnare le imprese nazionali a partecipare alle sfide economiche globali.

Infine, l’aspetto dei crediti deteriorati é solo una parte del problema. Come dichiarato dal governatore di Bankitalia Visco, tutte le banche italiane «devono accrescere la redditività, adeguando il modello di attività a un contesto di mercato profondamente mutato a seguito dell’evoluzione tecnologica e delle riforme regolamentari».


Nicola Nobile è Senior Economist, Oxford Economics.

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