Posizionarsi per il dopo-crisi

Nessuno è oggi in grado di prevedere non solo quando verrà superata la crisi, che da finanziaria si è ormai trasformata in economica e produttiva. Nella migliore delle ipotesi, un primo traguardo di ripresa viene fissato per la fine del 2009; i meno ottimisti ritengono che occorreranno almeno tre anni; i decisamente pessimisti parlano di un quinquennio per recuperare i livelli di produzione, consumo e stabilità complessiva di prima della crisi. In ogni caso, ciò che appare chiaro è che, sotto il profilo del quadro competitivo nel quale si muovono le imprese, molte cose saranno cambiate quando la crisi sarà stata superata. Un esempio solo vale per tutti: la previsione del Ceo della Fiat, Sergio Marchionne, secondo cui riusciranno a sopravvivere agli sconvolgimenti di questi mesi e anni solo cinque o sei grandi produttori automobilistici nel mondo intero. È ben probabile che rivolgimenti di corrispondente portata, anche se di natura diversa, riguarderanno molti altri settori e moltissime aziende: alcune spariranno dal mercato, altre dovranno accettare un processo di acquisizione o fusione, altre invece potranno prosperare grazie a strategie consapevoli e mirate, frutto di innovazione e capacità di elaborare e mettere in atto le giuste strategie sul piano globale.In questo numero di «Harvard Business Review Italia» presentiamo un ricco menù di articoli che affrontano in modo intelligente molti dei problemi che si pongono alle aziende nell’attuale stato confusionale dei mercati. Un primo gruppo di articoli si riferisce alle strategie: il contributo di Johnson, Christensen e Kagermann connette strategia e innovazione in relazione al possibile cambiamento di business model che si rende spesso necessario per cogliere le opportunità del mercato; il saggio di Hagel, Seely Brown e Davison declina il tema della ridefinizione delle strategie in presenza di innovazioni dirompenti, e indica la strada per raggiungere l’obiettivo creando una nuova e avanzata proposizione di valore.Un secondo gruppo di articoli affronta alcuni temi legati alla globalizzazione. Ghemawat e Hout guardano ai protagonisti del mercato globale di domani per sollecitare le aziende a pensare in modo creativo per rompere gli schemi consolidati che ne bloccano la competitività: Alexander e Korine osservano criticamente le strategie di globalizzazione che troppe aziende danno per scontate, esortandole a non imbarcarsi in avventure destinate inevitabilmente al fallimento; e Isenberg analizza le strategie delle imprese di recente costituzione e di dimensione minore, che spesso nascono già con un approccio globale, per aiutarle a definire una strategia competitiva avanzata che non ne metta a rischio la sopravvivenza nel complesso mercato globalizzato.Il terzo gruppo di contributi prende in esame due temi legati specificamente all’innovazione. Cohn, Katzenbach e Vlak toccano un argomento oggi molto sentito in numerosissime imprese: quello di identificare, gestire e premiare i talenti che realmente determinano l’innovazione in azienda. Pisano e Verganti rilevano che ormai sono poche le aziende che possono permettersi di realizzare da sole l’innovazione e indicano una serie di percorsi per ottimizzare l’innovazione in collaborazione con dei partner esterni.Infine, due articoli di elevato interesse pratico completano il quadro di questo numero: Goldstein e altri rilevano che spesso l’offerta standard (o di default) delle aziende viene proposta senza una sufficiente consapevolezza dell’impatto sulla clientela, e invitano i vertici aziendali a tenere bene in mano le redini del processo di definizione; l’articolo di Morgan tocca, invece, una questione di grande rilievo per molti leader d’impresa, ossia come risultare efficaci e convincenti nei loro discorsi ai pubblici più diversi.Non meno ricco di quello degli articoli è il menù dei commenti. Ne sono autori, infatti, importanti imprenditori, manager e consulenti quali Alberto Bombassei, Alberto Alessi, Andrea Tomat, Gianemilio Osculati, Alessandro Di Fiore, Walter G. Scott, Giorgio Del Mare, Luciano Rodighiero e Giacinto Sarubbi.Buona lettura!

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