SISTEMA ITALIA

Fuori dalla crisi? Gli italiani restano scettici

Molti indicatori macroeconomici suggeriscono l’esistenza di un trend di uscita dalla crisi che ha investito il Paese negli ultimi anni. Tutti gli analisti concordano tuttavia sul fatto che si tratta di una svolta ancora debole e incerta. E che, soprattutto, all’andamento (relativamente) positivo per alcuni settori dell’economia e della produzione, non si è accompagnato un analogo incremento dell’occupazione, tanto che i dati relativi a quest’ultima mostrano una diffusa situazione di instabilità e di precarietà.

Ma l’occupazione è uno degli aspetti della vita economica di un Paese che più riguardano direttamente la vita degli individui e che molti possono “toccare con mano”. Se infatti l’andamento del Pil, malgrado la sua indubbia importanza (ma anche il suo valore relativo) è spesso interpretato come un’entità astratta e difficilmente percepibile, la perdita o l’incertezza del posto di lavoro sono immediatamente e fortemente sentiti. È forse questo fenomeno a spiegare il diffuso clima di dubbio e di perplessità che si riscontra dagli atteggiamenti degli italiani riguardo all’impatto ancora esistente della crisi economica e, specialmente, del superamento che sarebbe in atto.
Infatti, malgrado si accresca la fiducia verso il futuro dell’economia (l’Istat segnala un netto incremento del “clima di fiducia” dei consumatori), permane nella pubblica opinione la sensazione di stare oggi comunque molto peggio che nel passato prima del sorgere della crisi. È ciò che si rileva da un sondaggio, condotto dall’Istituto Eumetra Monterosa intervistando un campione rappresentativo della popolazione adulta. Alla domanda “stiamo uscendo dalla crisi economica che ha colpito negli anni scorsi il nostro Paese?”, solo il 5% degli interpellati dichiara che questo trend è “decisamente” in atto. Un altro 29% offre una risposta più cauta, affermando di intravedere solo “deboli segnali” di superamento della congiuntura negativa. Ma la netta maggioranza (67%) è viceversa del parere che gli effetti della crisi si vedono ancora fortemente e che la loro fine non è ancora stata percepita. Insomma, sembra che la gran parte degli italiani non riesca ancora a notare nella propria vita quotidiana quel trend positivo che pure gli indicatori macroeconomici suggeriscono.
Risultano significativamente più pessimiste le persone tra i 55 e i 65 anni, cioè il momento in cui si sta terminando la vita lavorativa e ci si avvicina alla pensione (e tra gli stessi pensionati si nota un incremento di negatività riguardo all’uscita dalla crisi). Mentre i più giovani fino ai 34 anni, all’inizio della carriera e forse per questo più orientati a un futuro positivo, appaiono più fiduciosi – specie coloro che esercitano una professione indipendente e si affidano quindi maggiormente alla propria iniziativa e imprenditorialità - intravedendo in maggior misura “qualche segnale” di superamento della crisi economica.
La diffusa sensazione che, per ora, si sia lontani dalla fine della crisi ha naturalmente effetti rilevanti sulla percezione della situazione economica propria e della propria famiglia in questo momento. Tanto che la maggioranza degli intervistati (58%, con una notevole accentuazione, ancora una volta, tra chi ha dai 55 ai 64 anni di età) definisce senza esitazione la propria condizione attuale come “peggiorata rispetto agli anni precedenti”. E che solo il 4% la vede oggi “migliorata rispetto al passato”. Un’altra quota – minoritaria ma consistente (38%) – degli interpellati nel sondaggio ritiene invece che essa non sia sostanzialmente cambiata e che sia quindi “uguale rispetto al passato”.
Segnalano un peggioramento della propria situazione economica soprattutto le persone senza una occupazione stabile, a conferma del rilievo che questo elemento ha nel determinare il “mood” degli intervistati.
Dal punto di vista dell’orientamento di voto, si rileva un maggiore scoraggiamento sulla propria condizione economica attuale tra coloro che si dichiarano intenzionati a scegliere partiti di “protesta” come la Lega Nord e il M5S, a riprova del fatto che queste forze politiche traggono molti consensi (anche se certo non tutti) tra chi è insoddisfatto e comunque economicamente in difficoltà. Viceversa, tra i votanti per il Pd si accresce – pur restando beninteso decisamente minoritaria (8%) – la quota di chi percepisce un miglioramento rispetto al passato della propria condizione economica.
Nell’insieme, emerge dunque un quadro di diffuso scetticismo – se non di pessimismo – sull’effettiva uscita del nostro Paese dalla crisi. Gli indicatori a riguardo certo ci sono e sono probabilmente attendibili, ma la percezione di una vera svolta è, per ora, lungi dal raggiungere la gran parte della popolazione. Che risulta connotata invece da forte disagio e insoddisfazione. La quale ha, inevitabilmente, anche effetti sulle scelte politiche ed elettorali.

Renato Mannheimer, sociologo, Eumetra Monterosa.

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