Combattere le discriminazioni nei mercati online

Combattere le discriminazioni nei mercati online

Mercati virtuali come eBay, Uber e Airbnb hanno le potenzialità per abbattere i pregiudizi razziali, di genere e le altre forme di discriminazione di cui soffre il mondo fuori dalla rete. Nei primi tempi del commercio online, la relativa anonimità delle transazioni proteggeva dalle discriminazioni. Man mano però che nei profili cominciarono a comparire fotografie, nomi e altri mezzi di identificazione, i pregiudizi tornarono a presentarsi; dal mercato del lavoro a quello immobiliare o del credito, talvolta erano aggravati dal vuoto normativo, dall’assenza di interazioni dirette e dall’uso dell’automazione e dei big data. Che cosa possono fare le aziende per invertire questa tendenza?
Il punto centrale è una progettazione più intenzionale delle piattaforme, dicono gli autori, che propongono anche una cornice di riferimento entro cui creare un mercato prospero ma in grado di minimizzare il rischio di discriminazione. Per cominciare, le aziende devono monitorare e registrare i potenziali problemi e verificare attentamente le scelte che possono influenzare la portata della discriminazione stessa. Dovrebbero inoltre valutare in modo completo quattro scelte di progettazione, chiedendosi:
Forniamo troppe informazioni? In molti casi il cambiamento più semplice ed efficace che si può apportare a una piattaforma è omettere informazioni come genere e appartenenza etnica fino al momento in cui è stato raggiunto un accordo sulla transazione.
Potremmo automatizzare ulteriormente il processo? Funzionalità come “Prenota subito” che permettono all’acquirente di opzionare ad esempio un affitto senza la previa approvazione della controparte possono ridurre la discriminazione aumentando anche la comodità della transazione.
Possiamo dare maggiore visibilità alle policy contro la discriminazione? Presentarle nell’effettivo processo di transazione anziché relegarle in clausole nascoste in caratteri microscopici diminuisce le probabilità che vengano violate.
Dovremmo inserire il fattore discriminazione nei nostri algoritmi? Per garantire correttezza, chi progetta le piattaforme deve monitorare in che modo genere ed etnia influenzano l’esperienza dell’utente e poi fissare obiettivi specifici in merito.
Caratteristiche di progettazione apparentemente minime possono avere un impatto sproporzionato sui comportamenti discriminatori. Scelte intelligenti e una sperimentazione trasparente possono creare mercati che sono sia più efficienti sia più inclusivi.

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