SISTEMA MONDO

L'incertezza Trump

Con l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America si apre una fase dominata dall’incertezza. Non è chiaro infatti se le politiche annunciate in campagna elettorale in ambito di immigrazione, libero scambio, politiche fiscali ed economiche saranno implementate dal nuovo presidente.

Uno dei principali elementi di incertezza é la relazione che il presidente eletto avrà con il Congresso: mentre su alcune misure l'amministrazione Usa ha una quasi totale autonomia (per esempio nei trattati di libero scambio e nell’imposizione di tariffe a partner commerciali), su altre (tra cui le politiche fiscali, quelle di immigrazione e di sanità) Trump avrà bisogno di raggiungere un accordo con le forze politiche presenti nel Congresso.

Le ipotesi fatte da Oxford Economics sulle politiche future sono una sintesi tra queste due forze (Trump e il Congresso). Per quanto riguarda la politica fiscale ed economica abbiamo assunto una politica espansiva nel breve termine, ma pressoché neutrale nel lungo periodo. Questa ipotesi prevede quindi una politica annacquata rispetto a quella proposta da Trump nella campagna elettorale, che vedeva una diminuzione delle entrate governative di 6 mila miliardi di dollari nei prossimi dieci anni.

La pressione fiscale diminuirà, anche se in misura inferiore rispetto a quanto annunciato. Inoltre, il taglio delle tasse, coerentemente con quanto comunicato in campagna elettorale, vedrà beneficiare maggiormente le fasce più abbienti; questo limiterà lo stimolo di spesa nei consumi, data una maggiore propensione al risparmio delle fasce più ricche rispetto a quelle più povere.

Le politiche di spesa vedranno – ipotizziamo – una riduzione di alcune spese governative (tra cui le spese sanitarie) a fronte di un incremento degli investimenti infrastrutturali, limitando così lo stimolo all’economia derivante dal taglio delle tasse.

Enormi incertezze rimangono inoltre sulla politica estera e commerciale che la futura Amministrazione deciderà di adottare. Crediamo che Trump non imporrà, come dichiarato, tariffe al 35% e al 45% per i beni importati rispettivamente da Messico e Cina, ma userà misure protezionistiche in alcuni settori e verso alcuni Paesi per periodi circoscritti nel tempo.

Un’attitudine de facto protezionista avrebbe però inevitabilmente degli effetti negativi per l’economia statunitense a causa di ritorsioni da parte dei Paesi oggetto di queste misure. Questo avrebbe dei chiari effetti sulla crescita, dato un calo delle esportazioni statunitensi, e sull’inflazione, a seguito di un aumento dei prezzi di bene importati.

Allo stesso modo, l’introduzione di regolamentazioni più rigide riguardo le politiche di immigrazione avrebbe degli effetti negativi sulla forza lavoro e, quindi, sull’ouput potenziale dell’economia statunitense.

A fronte di queste ipotesi, ancora provvisorie, crediamo che l’economia statunitense crescerà di poco al di sotto del 2% nel 2017 e dell’1,8% nel 2018. Il settore privato beneficerebbe di una minore pressione fiscale, ma ci sarebbero effetti recessivi sull’economia per la diminuzione della spesa governativa, il maggiore protezionismo e l’elevata incertezza.

La crescita dei corsi azionari nei giorni seguenti la vittoria di Trump, accompagnata da una diminuzione dei prezzi dei titoli di Stato e da un conseguente aumento dei rendimenti è una chiara indicazione che i mercati si attendono che questo mix di politiche sia a favore della crescita e dell’inflazione.

Per quanto riguarda i riflessi sull’area euro, le pressioni al ribasso sulla moneta unica controbilanciano la crescita di tutti i rendimenti di Stato, inclusi quindi quelli governativi italiani. Tuttavia nonostante la positiva reazione dei mercati finanziari dopo le elezioni americane, continuiamo a ritenere che i rischi attorno alla presidenza Trump siano molto alti, in particolare in funzione delle istanze protezionistiche delle sue politiche commerciali.


Nicola Nobile è Senior Economist, Oxford Economics.

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