Imitare l’Asia per crescere? All’Europa non conviene

Di fronte alle attuali difficoltà economico-finanziarie e competitive, molti commentatori sono convinti che l’Europa dovrebbe guardare alle economie asiatiche come modello di crescita economica. A prima vista è un suggerimento sensato: il Giappone è sempre stato all’avanguardia dell’innovazione tecnologica e in parte lo è ancora, anche se molte delle sue industrie devono far fronte alla forte concorrenza di Taiwan, della Corea del Sud e della Cina. L’India, oltre ad aver viaggiato, negli ultimi 10 anni, a un impressionante tasso di crescita annuo del 7%, si è anche guadagnata una reputazione significativa per la qualità del suo settore informatico, l’apertura agli investimenti esteri diretti e il successo di grandi industrie come la Tata nell’arena globale. Ma, dopo avere analizzato la situazione, la conclusione di Mark Esposito e Terence Tse è che per i Paesi europei guardare all’Asia per cercare soluzioni all’attuale recessione è una via infruttuosa. Il modello asiatico è un successo incrementale che non è ancora maturato in un blocco consolidato e prospero. Un rallentamento della crescita nell’area è evidente e la disuguaglianza sempre più forte sta allargando il divario fra ricchi e poveri. I Governi europei dovrebbero invece concentrarsi su politiche di riadattamento che affrontino alla radice le cause del deterioramento della competitività, invece che su piani di austerità o politiche di bilancio che si rivelano sempre più inadeguati. Affrontare questi problemi garantirebbe nel lungo periodo benefici di gran lunga superiori ai vantaggi di corto respiro che si potrebbero ottenere limitandosi a copiare i modelli asiatici.

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