L'impresa responsabile

All'interno di questo eBook troverete i seguenti articoli:

Introduzione di Enrico Sassoon

Joseph L. Bower, Herman B. Leonard e Lynn S. Paine
Il capitalismo globale è in pericolo: che fare?
Perché il capitalismo di mercato possa prosperare, il mondo del business deve diventare una guida: come innovatore, sviluppando strategie che trasformino i problemi sistemici in opportunità per una crescita sostenibile, e come attivista, mobilitando coalizioni di aziende e Governi per dar vita a istituzioni in grado di sostenere e rafforzare il sistema.

Dominic Barton 
Capitalismo per il lungo termine
Il pericolo più grande per il capitalismo è probabilmente il forte predominio dell’approccio di breve termine nell’investimento imprenditoriale, quel “capitalismo trimestrale” responsabile del quasi collasso del sistema finanziario. I business leader devono riformare il sistema con tre passi concreti: cambiare la struttura dell’organizzazione e gli incentivi per focalizzarla sul lungo periodo; infondere la prospettiva che servire gli interessi di tutti i maggiori stakeholder non contrasta con lo scopo di massimizzare il corporate value; e sostenere la capacità del consiglio di amministrazione di governare come se fosse il proprietario.
Commento di Vittorio Terzi

Michael E. Porter e Mark R. Kramer
Creare valore condiviso
Il concetto di valore condiviso si focalizza sulle connessioni tra progresso sociale e progresso economico ed è potenzialmente in grado di liberare la prossima ondata di crescita globale. Un numero sempre maggiore di imprese (come Google, IBM, Intel, Johnson & Johnson, Nestlé, Unilever e Wal-Mart) hanno cominciato ad avviare iniziative basate sul valore condiviso, basandosi su tre modalità principali: riconcettualizzare prodotti e mercati; ridefinire la produttività nella catena del valore; facilitare lo sviluppo di cluster locali.
Commento di Mark Esposito

Rosabeth Moss Kanter 
Le aziende migliori che sanno operare in modo diverso
Le teorie tradizionali dell'impresa sono dominate dal concetto di contrapposizione tra capitale e lavoro, di separazione tra il business e la società e di conflittualità permanente tra azienda e collettività. In questa visione, le aziende non sono nient'altro che macchine per generare profitti. Le aziende migliori usano invece una logica operativa diversa. Sono convinte che il business faccia strutturalmente parte della società e che, al pari della famiglia, del Governo e della religione, ne sia un pilastro da secoli. Mirano al profitto, ma nella scelta di come realizzarlo si pongono anche l'obiettivo di costruire istituzioni destinate a durare nel tempo. Di conseguenza, investono sul futuro pur restando sensibili ai bisogni delle persone e della società.
Commento di Nicola Ciniero

Christopher Meyer e Julia Kirby 
Capitalismo fuori controllo
Il capitalismo rimane il sistema più potente, flessibile e robusto per generare una prosperità diffusa e migliorare la qualità della vita. Mantenerlo sulla retta via dipenderà però dalla nostra capacità di ripensare le priorità che ci guidano tutti - imprenditori, legislatori e investitori - all'interno di questo sistema. In particolare, dovremo rallentare la ricerca frenetica della competizione e del tasso di redditività del capitale proprio, e questo processo inizia riconoscendoli per quello che sono: fattori fuori controllo. Il capitalismo si trova in questa situazione, sostengono Meyer e Kirby, soprattutto perché ha spinto troppo oltre le idee della competizione e del ROE (brillanti, ma per i loro tempi). Riportando sotto controllo questi parametri e sviluppandone di più adatti al mondo odierno, possiamo riformulare il capitalismo e spezzare il ciclo in atto. 

 

 

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