LE PERSONE AL CENTRO

Workforce Management Tools e agilità organizzativa

Francesco Venier

04 Aprile 2018

È dello scorso ottobre la proposta di legge del senatore Pietro Ichino sulla flexsecurity, che punta a regolamentare anche nel nostro ordinamento le nuove modalità di lavoro abilitate dalle piattaforme digitali. Nei Paesi dove la legislazione sul lavoro si è già adeguata, le imprese più digitalmente evolute - non solo piccole start-up, ma anche grandi gruppi come Procter & Gamble, MasterCard, Airbus e la World Bank - usano sistematicamente piattaforme digitali aumentando drasticamente le loro flessibilità e innovazioni organizzative, muovendosi meno come strutture di processi di business gerarchizzati e inerziali e più come degli ecosistemi aperti dei talenti, acquisendo la capacità di guardare al loro interno e sul mercato esterno per soddisfare dinamicamente la specifica domanda di competenze di ogni progetto di business.

Questa evoluzione è abilitata da due forze distinte ma convergenti basate sulle tecnologie digitali applicate al lavoro, le cosiddette HRtech.

La prima forza riguarda la diffusione delle piattaforme di workforce on demand che permettono un allineamento rapido tra domanda e offerta di lavoro. Il punto di forza di tutte queste piattaforme è la loro tecnologia di matching che grazie all’AI riesce ad abbinare lavoratori e imprese sfruttando sistemi di profilazione sofisticati che minimizzando i rischi di fallimento del rapporto di lavoro. Queste piattaforme offrono enormi vantaggi in termini di incremento di opportunità di lavoro per i freelance (35% della forza lavoro USA e 22% in Italia) e di opportunità di miscelare la forza lavoro dell'impresa, con nuove competenze esterne.

Upwork, il leader nell’intermediazione del lavoro freelance, intermedia annualmente oltre tre milioni di offerte. Catalant offre oltre 30.000 consulenti in general management, e sta continuando a espandere la sua offerta per le grandi imprese, compresi progetti con GE, Digital e Pfizer. Riconoscendo la grande opportunità anche Linkedin sta entrando in questo settore con i “ProFinder Services”, per ora disponibili solo negli USA.

La seconda forza evolutiva riguarda invece l’utilizzo delle social technology nella gestione dei processi di lavoro. Soluzioni basate su piattaforme abilitano la pianificazione, la gestione, e l'esecuzione in remoto del lavoro, i lavoratori a distanza e in mobilità stanno diventando una parte sempre più grande della forza lavoro. Aziende di tutte le dimensioni stanno adottando nuove tecnologie e molte di queste abbandonano i vecchi strumenti come l'e-mail e i workflow tradizionali, per usare strumenti di nuova generazione come Slack, Mural, FB Workplace, Box, MS Yammer, DropBox for business, e molti altri, che ridefiniscono la comunicazione nei nuovi ambienti di lavoro distribuiti e visualizzati. Il fenomeno ha già oggi dimensioni importanti, ad esempio Slack, supportando più di 60.000 team, ha 3 milioni di utenti giornalieri (erano 100.000 solo tre anni fa) e sta ridefinendo il concetto di comunicazione interna e gestione dei progetti, al punto che recentemente anche l’Economist gli ha dedicato un articolo.

Ma siamo solo all’inizio. Lo scorso anno sono stati investiti 2,4 miliardi di dollari - 7 miliardi negli ultimi cinque anni - in centinaia di start-up centrate su un’ampia gamma di innovazioni digitali nella gestione delle risorse umane. Mentre gli incumbent attuali - SAP Success Factors, Oracle, Workday - stanno rivaleggiando per le posizioni di leadership nel mercato dell'HR Management tradizionale, numerose unicorn dell’HRtech proliferano in diverse categorie come ad esempio i benefit (Zenefits), le operations (OneSource Virtual) e la gestione delle buste paga (Gusto). Per non dire dell’ambito denominato workforce analytics che punta a predire le performance dell'azienda in base all'analisi degli big data sulle risorse umane.

Queste tecnologie, connettono in modo trasparente lavoratore e impresa, riducono drasticamente le asimmetrie informative da entrambi i lati e stanno trasformando le organizzazioni in sistemi sociali sempre più aperti, nei quali la condivisione delle informazioni e della conoscenza si rivela risorsa strategica. Ma affinché questa trasformazione avvenga in modo vantaggioso per tutti è necessario che la diffusione delle competenze digitali sia capillare e che il management sviluppi una nuova mentalità, un nuovo approccio alla gestione, che alcuni chiamano digital mindset. Questa è la priorità di chi si occupa oggi, a tutti i livelli, di sviluppo del capitale umano.

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