SISTEMA ITALIA

Voto di sfiducia

Renato Mannheimer

04 Aprile 2018

Tutti gli studiosi e gli osservatori concordano nel definirla una mezza rivoluzione. L’esito della consultazione elettorale del 4 marzo ha letteralmente sconquassato il quadro politico preesistente, dando luogo a uno scenario per molti versi nuovo. E gli indici di mobilità e di volatilità del voto suggeriscono come questo sommovimento sia stato determinato dal comportamento di una buona parte degli elettori (anche se molti dei risultati erano stati correttamente previsti dai sondaggi riservati effettuati da Eumetra MR nei giorni precedenti al voto). Per questo – e anche per capire l’attuale collocazione degli elettori rispetto al passato e, di conseguenza, alcuni tratti della natura sociale dell’Italia di oggi - può essere interessante ripercorrere brevemente le principali tendenze di voto e i “flussi” che hanno caratterizzato le ultime consultazioni.

Ove i veri vincitori delle elezioni sono, come si sa, in realtà i partiti che più di altri si sono distinti per una comunicazione antisistema e che proprio grazie a quest’ultima hanno potuto conquistare larghe fette di elettorato: il Movimento 5 Stelle e la Lega. L’exploit maggiore è stato certo quello dei grillini, che hanno superato nettamente la soglia “psicologica” del 30%. E costituiscono, in assoluto, la prima forza politica del Paese, in particolare nel Sud. Con un significativo mutamento nella composizione sociale dei votanti.

L’elettorato grillino era infatti costituito sino a poco tempo fa prevalentemente da giovani, spesso in condizioni di disagio sociale o di non occupazione. L’ultimo risultato elettorale mostra che a costoro si sono aggiunti elettori di tutte le età, frequentemente animati da un rancore più o meno esplicito verso le istituzioni, ma anche, in particolare nelle aree meridionali del Paese, attratti dall’ipotesi delle politiche proposte dal Movimento 5 Stelle, che rafforzano più o meno esplicitamente il ruolo dello Stato e dell’assistenzialismo. Temi che sono sempre piaciuti a fasce consistenti di elettori meridionali. Insomma da un partito che vuole distruggere il sistema, i grillini si sono trasformati, almeno considerando le motivazioni che stanno dietro al voto, in un partito che “chiede” al sistema.

L’analisi dei flussi elettorali dalle precedenti elezioni del 2013 ad oggi, condotta anch’essa da Eumetra MR, ci mostra come i voti del M5S provengano in buona misura da chi aveva già votato per Grillo in passato (salvo in alcuni contesti del Nord, ove molti voti già del M5S sono andati alla Lega). E anche da chi si era astenuto (non a caso al Sud si è registrato un aumento della partecipazione). Ma che l’incremento sostanziale ottenuto in queste elezioni è frutto soprattutto di un apporto consistente di chi aveva votato PD nel 2013.

Il partito che fu di Renzi è il principale “fornitore” di nuovi voti al M5S. Ma questo non vuol dire, come hanno sostenuto superficialmente alcuni osservatori, che il M5s sia divenuto nettamente “di sinistra”, ereditando gli orientamenti politici già del Pd. La formazione grillina, infatti, riceve, sia pur in misura differenziata, consensi da tutto l’arco politico. È indicativo al riguardo che verso i 5 Stelle si rilevi anche un flusso, di dimensioni certo assai più modeste di quello proveniente dal PD, di ex elettori del PDL.

Una prova di questa natura composita del M5s è anche la composizione dei suoi elettori in relazione all’autocollocazione sull’asse sinistra-destra. È vero, dunque che il 37% dei votanti grillini si considera di “sinistra” o di “centrosinistra”, ma è vero anche che, al tempo stesso, il 23% si definisca di “centro” e ben il 28% rifiuti ogni collocazione di questo genere.

Ciò che accomuna tutti costoro è l’atteggiamento di ostilità verso la politica e le sue istituzioni, che peraltro, sia pure con diversa intensità è divenuto un connotato comune a tutta la popolazione. Non a caso, una recente ricerca di Eumetra MR evidenzia come solo il 3% degli italiani nel suo insieme manifesti fiducia verso i partiti politici. Ma nell’elettorato M5s il fenomeno è, com’era prevedibile, ancora più accentuato: qui la percentuale di chi ha fiducia nei partiti si riduce ulteriormente, collocandosi attorno all’1%.

Il vero sconfitto di queste elezioni è, come si sa, il Partito Democratico. L’analisi dei flussi mostra un volume assai modesto di nuovi voti “in entrata”. In altre parole, il PD è stato rivotato quasi solo da una parte di coloro che l’avevano votato nel 2013. Viceversa, sono molti i flussi in uscita. Il principale, come si è detto, è verso il Movimento 5 Stelle, che raccoglie quindi tutto lo scontento della gestione Renzi del partito. Con una capacità attrattiva molto maggiore di quanto riesca a fare Liberi e Uguali, che riceve dal PD una porzione molto minore di voti di quanto non accada per l’M5S. Ma, sia pure in proporzioni inferiori, il PD cede voti un po’ a tutti, dalla Bonino ai partiti del centrodestra, specie Forza Italia. È l’espressione dello sfilacciamento in tante direzioni della forza politica condotta da Renzi.

Nel centrodestra la grande vincitrice è la Lega. È la forza politica che ha il maggior tasso di riconferma del voto già ottenuto nel 2013. Oltre a questo, il flusso in entrata più consistente per il partito di Salvini è costituito da molti che nel 2013 avevano votato PDL. Il che conferma come la capacità di leadership di Berlusconi abbia perso lo smalto di un tempo e come Salvini tenda a “rubargli” gli elettori. Operazione che egli desidera con tutta evidenza proseguire e intensificare in futuro.

Il risultato di Forza Italia è dunque condizionato dal flusso in uscita verso la Lega di chi aveva votato PDL nel 2013, ma anche verso il Movimento 5 Stelle. Tutto ciò ha contratto la dose di consensi di Berlusconi che può tuttavia registrare, oltre alla conferma di molti voti che erano del PDL, anche un flusso in entrata proveniente dal disfacimento del PD.

Tra le forze di minor peso, si può rilevare l’esito modesto di +Europa che riceve tutti i suoi voti da elettori che nel 2013 avevano votato PD e, anche, da qualcuno che aveva votato SEL.

Gli stessi flussi in entrata si confermano anche per Liberi e Uguali, la cui performance, considerando le aspettative, (i leader avevano previsto “un risultato a due cifre”) è forse ancora più deludente.

Infine, si può sottolineare il buon successo relativo di Fratelli d’Italia che raddoppia comunque la percentuale di voti che aveva ottenuto nel 2013, con flussi provenienti in larga misura dal PDL.

Nell’insieme, si tratta di uno scenario confuso e, da un certo punto di vista, pericoloso. Specie per la ventata antiistituzionale e antieuropea che ha connotato segmenti importanti di elettorato. Si tratta di un fenomeno che non ha riguardato solo il nostro Paese: lo stesso è accaduto, ad esempio, in Francia, ma là, fortunatamente, il sistema elettorale ha impedito che queste pulsioni giungessero al Governo.

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