Ristrutturare o riconfigurare?

Ristrutturare o riconfigurare?

Le aziende devono periodicamente rivedere la propria organizzazione per mantenersi al passo con i cambiamenti nelle condizioni del mercato e i dirigenti devono orientarsi in una selva di consigli contraddittori su se, quando e come effettuare tale riorganizzazione. Un termine che può indicare due processi di cambiamento diversi, uno di ristrutturazione e uno di riconfigurazione. Se effettuati in modo corretto, entrambi sono produttivi. Ristrutturare significa appunto modificare le strutture attorno a cui sono raggruppate e coordinate risorse e attività, per esempio funzioni, linee di business, segmenti della clientela, tecnologie, piattaforme, geografia o una combinazione a matrice di esse. La riconfigurazione si muove invece a livello di business unit, combinandole, suddividendole, trasferendole, aggiungendone o sciogliendone senza modificare la struttura sottostante dell’azienda.

Gli obiettivi di entrambe le operazioni sono tendenzialmente i medesimi: potenziare l’innovazione e in definitiva la performance finanziaria. Ma la ricerca degli autori mostra come il successo sia quasi sempre situazionale. In questo articolo essi presentano quattro linee guida utili per decidere quale tipo di intervento privilegiare e quando effettuarlo, quanto distanziare le riorganizzazioni tra loro, che cosa deve essere riorganizzato e che cos’altro cambiare con l’occasione.

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