Aprile 2017

Conosci te stesso, conosci il tuo gruppo

Conosci te stesso, conosci il tuo gruppo

Da oltre 2500 anni, da quando Socrate lo prese dal tempio di Apollo a Delfi e lo pose alla base della propria filosofia, il concetto sintetico e potente che invita a guardarsi dentro e a conoscere se stessi guida la psicologia individuale e collettiva dell’umanità. Conoscere quanto più possibile il proprio modo di pensare e di agire consente, a chi abbia desiderio di farlo, di migliorarsi in funzione di vivere con se stessi ma anche, e soprattutto, di vivere con gli altri. Non è dunque un caso che le religioni prima e la psicologia e la psicanalisi poi si appoggino a questa pietra angolare, e che le discipline più recenti indaghino con crescente profondità sui tratti di personalità che determinano i comportamenti delle persone. Le scienze dell’organizzazione, del management delle aziende e della gestione delle risorse umane ne traggono grandi vantaggi e cercano di costruire su queste basi uno schema generale all’interno del quale articolare le relazioni e i comportamenti in funzione di un obiettivo comune.

Ma al di là dell’obiettivo primario della relazione con e tra gli individui, si pone sempre più quello della definizione delle regole più appropriate per ottimizzare il funzionamento dei gruppi all’interno delle organizzazioni. Si è capito da tempo il valore del teamwork, ma forse non è proceduta di pari passo la consapevolezza dei meccanismi interni che lo regolano, oppure lo condizionano. Lo Speciale che i lettori trovano in questo numero di Harvard Business Review Italia – “La nuova scienza della chimica dei team” - vuole contribuire a fare chiarezza su questi meccanismi, utilizzando strumenti tradizionali ma anche, e soprattutto, strumenti innovativi, che vanno a definire e a chiarire quella che qui è chiamata la “chimica dei team”.

Il punto di partenza è dato dalla constatazione che le organizzazioni dai loro team non ricavano, di norma, i risultati che si attendono. La complessità delle sfide strategiche poste dai cambiamenti in atto può in parte spiegarne i motivi, ma in realtà si tende solitamente ad attribuire le responsabilità di un fallimento più ai membri del gruppo che ai leader che li guidano. E quando si definiscono le responsabilità dei leader, lo si fa utilizzando concetti e strumenti che, sostengono gli autori di questo Speciale, sono superati o tout court sbagliati. Al fondo c’è una scarsa capacità di comprendere e distinguere le caratteristiche di personalità delle persone, a partire dai leader stessi, ossia appunto quella chimica dei gruppi cui si fa riferimento.

La società di consulenza Deloitte, sulle cui esperienze si basano molte delle considerazioni degli autori, ha creato un sistema denominato Business Chemistry, che identifica quattro stili lavorativi principali e le relative strategie per il raggiungimento di obiettivi condivisi. I leader che esprimono questi stili sono stati denominati Pionieri, Guardiani, Driver e Integratori e le loro specificità sono ampiamente analizzate. È però importante rilevare che per identificare questi stili, e i sottostanti tratti di personalità, non sono stati considerati appropriati e utili i tradizionali test di personalità. Ci si è invece appoggiati a studiosi di scienze diverse, come la bio-antropologia e la biologia molecolare, che hanno fortemente contribuito all’identificazione di gruppi e sottogruppi. Dunque, quando si dice la “chimica” dei gruppi si intende sia quel sottile insieme di relazioni che interconnettono tra loro le persone nei gruppi, sia la chimica vera e propria, ossia quelle sostanze nel nostro cervello che contribuiscono ai nostri comportamenti all’interno dei team, o addirittura li generano.

È un approccio, questo, sempre più diffuso, che non scardina ovviamente l’utilizzo degli abituali test di personalità, ma che li complementa e li arricchisce, anche se per molti rimane condizionato da incomprensione o sospetto. Si tratta comunque di un approccio supportato da crescenti evidenze che i lettori potranno valutare attraverso gli articoli di questo Speciale per decidere liberamente se e in che modo poterli utilizzare nelle proprie organizzazioni.

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