LE PERSONE AL CENTRO

Autonomia relazionale

Le donne e gli uomini vivono nella memoria. Una vita umana privata della memoria non può dirsi tale. Siamo attraversati da memorie diverse e tutte rilevanti per il significato complessivo del nostro esistere. Nutriamo la memoria famigliare, quella amicale, del gruppo professionale di appartenenza, del luogo d’origine e di quello dove abbiamo vissuto esperienze diverse. La memoria del Paese e della scia storica attraversata ci accomuna quali membri di una Nazione.

Per tutti coloro che operano nelle organizzazioni, aziendali e non, è viva anche una memoria organizzativa. È il contenitore delle strategie, dei paradigmi organizzativi ispiratori, degli eventi di business, dei successi e degli insuccessi e del lento lavorio del cambiamento. Esiste, ovviamente, una memoria per ciascuna organizzazione e una memoria dell’organizzazione; è un grande meccanismo regolatore, contenitore di un significato condivisibile di molte micro esperienze consumatesi dentro innumerevoli fattispecie organizzative, lontane l’una dall’altra e non comunicanti tra di loro.

Ebbene, a memoria di donna e di uomo, questa maxi memoria organizzativa registra oggi, probabilmente per la prima volta nella storia della modernità e della rivoluzione industriale, una coincidenza straordinaria.

È un tema, in sé una sfida che accomuna i grandi sistemi politico-culturali del nostro tempo con la vita delle organizzazioni aziendali e non. Ci si riferisce alla difficoltà immane (che pare inaffrontabile, al di là di significative ma rare eccezioni) di tenere insieme in una condivisione vivibile l’unità di un sistema con la diversità delle componenti. In altre parole tutti i sistemi oggi, sia quelli macro-politici sia quelli organizzativi, denunciano una difficoltà endemica di presentarsi e di agire contemporaneamente come un’unità integrata capace anche di testimoniare le peculiarità delle singole parti che vi confluiscono.

Esemplifichiamo: Francia, Germania, Ungheria, … con l’Europa da una parte, e dall’altra Marketing, Logistica, Accounting, … con una integrazione aziendale degna di questo nome. Mai come nel nostro tempo l’ossimorica unitas multiplex sarebbe necessaria. Edgard Morin, maître a penser del nostro tempo, definisce così l’unitas multiplex: «La complessità prima e fondamentale del sistema è di associare in essa da una parte l’idea di unità, dall’altra quella di diversità o molteplicità, che in linea di principio si respingono e si escludono. Una delle caratteristiche fondamentali delle organizzazioni dovrebbe essere quella di trasformare la diversità in unità senza annullare la diversità e di creare anche diversità nell’unità e tramite essa» (Il metodo, Feltrinelli, 1983).

Mai come nel nostro tempo infatti un’Europa capace di agire e come unità integrata e come garante delle peculiarità nazionali sarebbe salvifica per le sorti della Madre Terra; mai come nel nostro tempo un’azienda solidamente integrata e insieme specchio delle diversità funzionali in essa attive sarebbe garante di innovazione, di efficienza, di sviluppo dei collaboratori e dei contesti di riferimento.

Utopia? Probabilmente. C’è da augurarsi che la meditazione dell’appuntamento astrale, nel nostro tempo in attesa di essere compiuto, tra i massimi sistemi e le aziende, doni al top management visione e coraggio e ai collaboratori stupore, attenzione, ascolto.

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