Le aziende tra ”donatori”e “riceventi”

I dipendenti prendono ogni giorno decisioni se donare o meno il loro contributo ad altri – e la loro volontà di aiutare è cruciale per l’efficacia del gruppo e dell’organizzazione. Ma in un mondo del lavoro competitivo, spesso a somma zero, la generosità può rappresentare un sentiero pericoloso. Come possono i leader incoraggiarla senza ridurre la produttività, minare l’equità e permettere ai dipendenti di diventare degli zerbini? La chiave, spiega Adam Grant di Wharton, è aiutare i donatori a raggiungere una comprensione più articolata di ciò che la generosità è e non è. Essi saranno meglio posizionati per un donare sostenibile quando potranno distinguere la generosità da tre attributi che spesso viaggiano con essa: la timidezza, la disponibilità e l’empatia. 

I donatori possono superare la timidezza, dice Grant, imparando ad agire come degli agenti – che impiegano “conti relazionali” per sostenere altri mentre negoziano a favore di se stessi. Possono definire dei confini su quando, come e chi aiutare. E possono sforzarsi in prospettiva di essere dei riceventi, non solo persone che provano empatia, raccogliendo una conoscenza degli altri tale da condurre ad allocazioni di tempo più produttive che andranno a beneficio dell’intera organizzazione.

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