Reagire con forza alla crisi

Guardiamo al quadro globale, e ci viene da rabbrividire. Il Fondo monetario internazionale ci fa sapere che il 2009 sarà il primo anno del secondo dopoguerra a sperimentare una recessione su scala mondiale, oltre a registrare un’espansione minima del commercio internazionale; veniamo, per inciso, informati che questa situazione potrà avere conseguenze catastrofiche in Africa, causando nuove guerre e sommosse; apprendiamo con preoccupazione che le perdite registrate dalle Borse sono ormai peggiori che in seguito alla crisi del 1929; e leggiamo, infine, che se tutto va bene, beneficeremo di una scarna ripresa economica nel 2010, e magari qualcosa di più nel 2011. Tralasciamo la descrizione della situazione dell’economia reale, in Italia come altrove: tutti siamo a conoscenza del crollo della produzione industriale, degli investimenti e dei consumi, con tassi da brivido; e ogni giorno leggiamo dei capitali sempre più ingenti necessari per impedire la bancarotta di grandi e grandissime aziende, o di istituti bancari e assicurativi di dimensione globale.Dato il quadro, ci sarebbe da farsi prendere dallo sconforto ma, ovviamente, non solo non dobbiamo, ma nemmeno vogliamo farlo. Le aziende, e chi ci lavora, sono di norma disposte a tutto per salvare il salvabile, nonostante i sacrifici, in attesa dei tempi migliori che prima o poi arriveranno. Ed è con questo spirito e questo orientamento che proponiamo ai lettori gli articoli di questo numero. Sono contributi che non ignorano la crisi, ma cercano di metterla in una luce se non positiva, almeno propositiva. Il periodo è duro? Affrontiamo i problemi con lucidità e decisione, e cerchiamo di capovolgerli per farli diventare altrettante opportunità.Così, in apertura troverete il rapporto speciale (realizzato in collaborazione con il World Economic Forum di Davos) sulle «20 idee innovative per il 2009», una serie di analisi e di proposte sulle tendenze più recenti nel campo della gestione d’impresa, delle innovazioni, dei mercati e dei consumatori, da cui trarre spunti per l’attività nei prossimi mesi e anni. Due articoli sono focalizzati sulla crisi: Rhodes e Stelter indicano alcune azioni e strategie per affrontare le difficoltà e volgerle a proprio favore: investimenti lungimiranti, fusioni trasformative e ridefinizione dei modelli di business sono alcuni dei passaggi fondamentali che si possono percorrere. Il contributo di Sull pone a confronto le strategie d’impresa con le doti dei grandi campioni della boxe: per vincere sul ring della concorrenza globale occorre sviluppare allo stesso tempo una grande agilità e una solida capacità di incassare. Una visione più a lungo termine è quella che viene proposta da Gary Hamel che, assieme a un gruppo di noti esperti e di importanti manager, ha identificato un’agenda in 25 punti per il management del XXI secolo. Tre articoli affrontano rilevanti questioni che attengono alla leadership: Campbell e altri spiegano perché anche ai migliori leader capita, non di rado, di prendere decisioni sbagliate, e propongono una ricetta per minimizzare questo rischio; Kaplan e Kaiser rilevano che molti manager con grandi doti spesso si alienano il supporto dei collaboratori perché tendono ad abusare dei propri punti di forza, e propongono una facile soluzione per risolvere il problema; Tom Davenport mette il dito sulla piaga di una diffusa cattiva abitudine, che è quella di mettere in atto nuovi progetti e programmi senza averli seriamente testati in precedenza, e indica come sia oggi possibile effettuare ottimi esperimenti con approccio scientifico per evitare sbagli catastrofici. Infine, Tamara Erickson propone un’analisi sulla Generazione Y, quella dei giovani fino a 25 anni, ormai presente in forza nel mondo del lavoro, con tutti i pregi e i difetti del caso. I giovani sono il nostro futuro e, se guardiamo al superamento della crisi globale di oggi, rappresentano la carta più importante per poter contare domani su un mondo migliore.Buona lettura!

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