Il management team che porta al successo

Aperti a nuove ideeEra solo questione di tempo, poi anche Harry Potter è arrivato nel mondo del business: non come libro, perché in quel campo aveva già sfondato da parecchio, ma come suggestione per un nuovo approccio di marketing, il «marketing alla Harry Potter», appunto. È una delle venti idee innovative che la «Harvard Business Review» vi propone nella rassegna annuale che apre questo numero. Si tratta di idee e di visioni che escono dal seminato e che vogliono stimolare nuovi approcci al business. Emergono alla fine di una lunga e vasta indagine su scala globale e non è un caso che siano frutto di una collaborazione con il World Economic Forum, né che alcune di esse siano state presentate al forum annuale di Davos.Potete leggere le considerazioni di Duncan Watts, che corregge l’opinione di Malcolm Gladwell sul ruolo determinante di pochi «influenzatori» capaci di determinare le epidemie sociali; troverete la previsione di Yoshita Hori, che anticipa il ritorno in grande stile dell’imprenditoria del Giappone, ben oltre le scintillanti performance di Cina e India; o, ancora, il suggerimento di Michael Schrage di prestare grande attenzione alle formule matematiche del passato, spesso utilissime per gestire i problemi più complessi del presente.Leggerete poi le riflessioni di Kleinfeld e Reinhardt, che esplorano la convergenza tra tecnologie dell’immagine e biotecnologie, per terapie più mirate ed efficaci; Christopher Mayer, che ci consiglia di riflettere bene prima di attivare i network così utili alla diffusione di idee e prodotti; e ancora Clay Shirky, che spiega come adottare una mentalità e un approccio open-source nelle attività più diverse.Tre brevi note attirano la nostra attenzione su fenomeni sociali di grande rilievo: Karen Fraser sostiene che molti clienti, apparentemente fedeli, sono pronti ad abbandonare i prodotti che acquistano se non considerano che l’azienda abbia un adeguato approccio etico; per Phillip Longman, stiamo assistendo al ritorno della famiglia patriarcale, con effetti avvertibili sull’approccio al mercato delle aziende; e Rashi Glazer illustra le implicazioni socio-culturali ed economiche delle nanotecnologie.In questo numero troverete, inoltre, un illuminante dialogo sulla leadership tra Roger Abravanel e Andrea Guerra (Ceo di Luxottica); Bower e Gilbert analizzano l’impatto delle decisioni quotidiane e «normali» dei manager sulle strategie dell’azienda; Pankaj Ghemawat propone una riflessione sul modo più efficace per gestire una strategia internazionale, sfruttando i differenziali tra i diversi mercati; e Meyer e Schwager, che invitano ad adottare, ma ancor più a perseguire efficacemente, una strategia che metta in primo piano la customer experience. Infine, se volete capire come gestire i dipendenti più brillanti, riottosi rispetto a ogni tentativo di guida, leggete il saggio di Goffee e Jones. E per chi è ormai sensibile a questi temi (ma soprattutto per chi ancora non lo è), ecco gli articoli di Brugmann e Prahalad sulla nuova convergenza e collaborazione tra mondo delle imprese e organizzazioni no profit, l’intervista a Howard Gardner sul rapporto tra business ethics e psicologia, e il saggio di Lash e Wellington sulle implicazioni per le imprese di un mondo caratterizzato dal cambiamento climatico.C’è molto, dunque, in questo numero, ma ancor più se si considerano le firme eccellenti che commentano i diversi articoli: Marco Comastri (Microsoft), Emilio Petrone (Mattel), Vito Varvaro (Procter & Gamble), Fulvio Conti (Enel), Cristina Rapisarda (Global Trends), Angelo Deiana (Monte dei Paschi di Siena) e Michele A. Verna (Vodafone).Buona lettura!

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